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Monte Brullo e il MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti aderiscono quest’anno all’importante riscoperta dei Lom a Merz e danno appuntamento a tutti a Monte Brullo il venerdì 6 marzo dalle ore 20 con il folk world liscio delle straordinarie e uniche Emisurela.

Emisurela è un trio folk romagnolo nato nel 2021, composto dalle sorelle faentine Anna (violino) e Angela De Leo (fisarmonica e voce), insieme alla percussionista Rita Zauli. Rielaborano il liscio tradizionale, dai balli aie al maestro Secondo Casadei, in chiave moderna e protofemminista, riscuotendo grande successo tra i giovani. Il duo nasce nel 2021 a Faenza (RA). Il nome “Emisurela” significa in dialetto romagnolo “e mia sorella”, un omaggio ironico e diretto alla loro natura di duo familiare. Partendo dalla tradizione del folk romagnolo, il loro repertorio si estende a mazurke, tango, musica klezmer e cumbie, fondendo l’energia folk con un tocco pop/rock.
Nel 2021 hanno vinto il contest “Il liscio nella rete” del MEI a Faenza e a Cara Forlì dove hanno ricevuto in regalo una fisarmonica che le ha indotte a proseguire nel loro percorso appena iniziato, scoperte dal talent scout Giordano Sangiorgi. Nel 2022 hanno ricevuto la targa Nuovo Imaie al MEI a Faenza e il premio per l’imprenditoria musicale da Riccarda Casadei a Gatteo Mare. Hanno all’attivo oltre 200 concerti, collaborando con nomi noti del folklore come Roberta Cappelletti e Lu Colombo, Lennon Kelly e La Storia di Romagna, tra gli altri. Si esibiscono in varie formazioni (duo, trio o quartetto) e sono impegnate in tour benefici e di solidarietà. Fanno parte dei combo dei Musicanti improvvisi.

Sono considerate tra le figure di spicco della cosiddetta “Generazione Z del Liscio”, lanciata e scoperta da Giordano Sangiorgi , patron del MEI, che ha rilanciato il liscio tra i giovani e ha portato i Santa Balera al Festival di Sanremo, contribuendo a far riscoprire la musica popolare romagnola alle
nuove generazioni.

Lòm a Mêrz (Lume a Marzo) sono un’antichissima tradizione contadina romagnola, radicata nei riti pagani celtici e romani, che celebra l’arrivo della primavera accendendo falò propiziatori tra fine febbraio e inizio marzo. I fuochi, alimentati con sterpaglie e residui di potatura, simboleggiano luce e fertilità, allontanando il buio e il freddo invernale per garantire buoni raccolti. Ecco i punti chiave della storia e della tradizione:

Origini Antiche: Il rito affonda le radici nella cultura contadina, probabilmente influenzato dai riti celtici e adottato dai Romani, che dedicavano fuochi a Cerere, dea della terra, per propiziare l’anno agricolo. Significato: I falò servivano a “illuminare marzo” (fare lume), scacciando la malasorte e celebrando la rinascita della natura. Si bruciavano i residui vegetali per pulire i campi e invocare fertilità. La
Tradizione Oggi: Dopo un periodo di declino, la tradizione è stata recuperata, vedendo la Romagna accendersi con numerosi falò (“focarine”) organizzati da associazioni, spesso accompagnati da musica, canti, balli e degustazione di prodotti tipici come ciambella e vino.

Le Date: I falò si accendono tipicamente negli ultimi giorni di febbraio e i primi di marzo.
Leggende e Miti: Attorno al fuoco si raccontavano storie, inclusi miti locali come il Grand Flon (uccello curativo) o personaggi popolari, legando la comunità in una celebrazione conviviale.

Oggi, i Lòm a Mêrz rappresentano un importante momento di riscoperta della cultura contadina, coinvolgendo attivamente scuole e comunità nella salvaguardia di un patrimonio immateriale secolare.