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Con Digitanalogico, 4Grigio firma un album che scorre come un racconto unico, compatto, emotivamente coinvolgente. Non una semplice raccolta di brani, ma un viaggio sonoro dove ogni canzone contribuisce a costruire un’identità precisa: quella di un pop italiano moderno, capace di fondere elettronica e strumenti suonati senza perdere immediatezza né profondità.

L’apertura è affidata a Vette, e non poteva esserci scelta migliore. Il brano imprime subito una direzione chiara: energia, ambizione, movimento. Il beat è deciso, la linea vocale segue un flow ritmico quasi parlato, mentre elettronica, archi e chitarre si alternano con naturalezza. È una canzone che spinge in avanti, che invita a non restare fermi, e introduce perfettamente il tema centrale del disco: la trasformazione personale.

Subito dopo, Troppe verità cambia atmosfera e sorprende. Il pop si tinge di country, le sonorità si fanno più acustiche, il racconto più diretto. Qui 4Grigio mette a nudo la vulnerabilità di chi si perde in una città immensa, tra sogni e radici che rischiano di allontanarsi. Il contrasto tra arrangiamento trascinante e testo intimo funziona alla perfezione e dimostra una notevole versatilità stilistica.

Il cuore emotivo dell’album pulsa forte in brani come Che c’è e Altrodove. Il primo cattura l’inquietudine adolescenziale con una voce volutamente fragile, quasi sussurrata, che rende il senso di smarrimento ancora più autentico. Il secondo, ormai brano simbolo dell’artista, resta uno dei momenti più intensi del disco: malinconico, sospeso, capace di parlare a chiunque abbia vissuto quella sensazione di essere bloccato tra il desiderio di cambiare e l’incapacità di farlo.

Con Come stella cadente l’album si concede una parentesi onirica. Le chitarre riverberate, i synth morbidi e il piano elettrico costruiscono un paesaggio sonoro etereo, mentre il testo racconta la rinascita emotiva dopo un lungo periodo di chiusura. È uno dei brani più raffinati dal punto di vista della produzione e tra i più coinvolgenti sul piano sentimentale.

Dimora porta invece il disco in una dimensione quasi spirituale. La musica si apre, respira, lascia spazio alla contemplazione. È una traccia che invita all’ascolto in cuffia, lasciandosi avvolgere da un senso di meraviglia che raramente il pop italiano osa esplorare con tanta delicatezza.

L’intensità emotiva non cala con Quando non c’eri tu, ballad synth-pop elegante e misurata, dove l’amore viene raccontato come possibilità di riscatto. Qui la scrittura resta semplice ma efficace, sostenuta da una produzione luminosa che accompagna il crescendo emotivo senza mai risultare eccessiva.

A chiudere il viaggio arriva All’anno che se ne va, una canzone che saluta, ringrazia, riconnette l’artista al suo pubblico. È un finale dolce e umano, che riporta il disco dal mondo interiore a quello collettivo, lasciando una sensazione di calore e gratitudine.

Nel complesso, Digitanalogico è un album che riesce in un’impresa non scontata: essere accessibile ma mai banale, moderno ma profondamente emotivo, coerente pur esplorando generi diversi. 4Grigio dimostra una crescita artistica evidente, una visione chiara e una sensibilità rara nel panorama pop attuale.

Un disco che non si limita a farsi ascoltare: si fa sentire.

ASCOLTA SU SPOTIFY: https://open.spotify.com/intl-it/album/1i6XX1YJO84rff2Bdb6DBH 

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