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A luci spente nasce lontano dal rumore, dalle aspettative e dagli sguardi esterni. È un disco costruito nel silenzio, nella solitudine e in una fiducia profonda nel tempo lento, quello che serve per ascoltarsi davvero. Giorgio Ciccarelli firma un lavoro essenziale e onesto, dove ogni scelta è definitiva e ogni parola pesa, perché non c’è nessuno a cui delegare dubbi o paure.
Nel dialogo con Tito Faraci, avvenuto “da due stanze separate e buie”, prende forma un racconto condiviso fatto di fragilità, resistenza e riconoscimento reciproco. Un album che non cerca consolazione, ma compagnia: un luogo sicuro dove fermarsi, abbassare le luci e respirare.


INTERVISTA

1. “A luci spente” è un disco nato quasi in isolamento totale. Cosa hai scoperto su te stesso lavorando da solo, senza testimoni e senza filtri?

Lavorare in totale solitudine è stato come togliere l’ultimo strato di protezione. Quando sei da solo
non hai nessuno con cui confrontarti, ma soprattutto non hai nessuno a cui delegare i dubbi. Ogni
scelta diventa definitiva, e questo ti costringe a fare i conti con te stesso in modo molto diretto.
Ho scoperto che, nonostante gli anni di esperienza, continuo ad avere bisogno di lentezza, di
silenzio, di tempi lunghi. E ho scoperto anche una certa resistenza: la capacità di restare dentro le
cose senza scappare, anche quando diventano scomode o faticose.
A luci spente è nato così, senza testimoni e senza filtri, ed è per questo che credo sia il disco più
onesto che abbia mai fatto. Non perché dica più cose, ma perché ne nasconde meno.


2. Con Tito Faraci avete scritto come se foste in due stanze separate e buie. Qual è stato il primo momento in cui ti sei accorto che stavate parlando la stessa emozione?

Il momento in cui ho capito che stavamo parlando la stessa lingua emotiva è stato quando ho
iniziato a leggere testi che sembravano già avere un suono, un ritmo interno, pur senza conoscere la
musica. È una sensazione difficile da spiegare, ma molto chiara quando accade: senti che quelle
parole non chiedono di essere “messe in musica”, ma semplicemente ascoltate.
Con Tito c’è una sintonia che si è costruita nel tempo, una fiducia reciproca che ci permette anche
di lavorare separati senza perderci. In questo disco, in particolare, la cosa sorprendente è stata
accorgersi che, pur partendo da due stanze diverse, stavamo descrivendo lo stesso buio, la stessa
fragilità. Quando poi musica e testi si sono incontrati, è stato come riconoscersi al buio, senza
bisogno di presentazioni.


3. Dopo anni di sperimentazione anche elettronica, torni a un suono più classico e vintage. Cosa ti ha riportato “a casa” musicalmente?

Più che un ritorno consapevole, è stato un movimento naturale. Dopo aver esplorato territori più
elettronici, sentivo il bisogno di strumenti che avessero un peso fisico, un respiro umano. Chitarre,
amplificatori, suoni imperfetti, che portano con sé anche il rumore, l’errore, la fragilità.
Credo che “tornare a casa” significhi riconoscere cosa ti appartiene davvero, al di là delle possibilità
tecniche o delle mode. Questo disco aveva bisogno di un suono che non si imponesse, ma che
accompagnasse. Un suono che non spiegasse troppo, che lasciasse spazio. In questo senso il vintage
non è nostalgia, ma una scelta di sincerità.


4. Il disco suggerisce che condividere il dolore lo rende sopportabile. Qual è la speranza che vorresti restasse nelle mani di chi ascolta queste canzoni?

La speranza è molto semplice, e proprio per questo credo sia potente: non sentirsi soli. Non perché
il dolore scompaia, ma perché cambia forma quando viene condiviso.
Non ho mai pensato a A luci spente come a un disco consolatorio, ma come a un disco che fa
compagnia. Se chi ascolta si riconosce anche solo in una frase, in un’atmosfera, in una crepa, allora
il disco ha fatto il suo lavoro.
La speranza è che queste canzoni diventino uno spazio sicuro, un luogo in cui potersi fermare un
attimo, abbassare le luci e respirare. Anche solo per il tempo di una canzone.


TOUR – DATE AGGIORNATE

20/02 – Colle Valdelsa (SI) – Bottega Roots
21/02 – Grosseto – Circolo Arci Khorakhane
27/02 – Modena – Centrale 66
28/02 – Piove di Sacco (PD) – Officina19
05/03 – Palermo – Pablo
06/03 – Siracusa – Sonica
07/03 – Ragusa – TBA
08/03 – Giarre (CT) – Gru
11/03 – Bologna – Freakout
13/03 – Villafranca Veronese (VR) – Esoteric Pro Audio Theater
14/03 – Cesena – Mulinarte
01/04 – Milano – Detune
17/04 – Genova – Empiria