Con Lorazepam, i CTRL+Z scelgono una strada precisa: non spiegare, ma suggerire. Il brano affronta uno dei temi più delicati e diffusi del nostro tempo – l’ansia – evitando definizioni esplicite e lasciando spazio alle immagini, ai suoni e alle oscillazioni emotive.
Il risultato è una canzone che funziona come un “ascensore emotivo”, capace di salire e scendere insieme a chi ascolta. Lorazepam non vuole essere un manifesto, ma un luogo intimo, nato da esperienze reali e trasformato in qualcosa che può essere abitato anche da chi quelle esperienze non le ha vissute in prima persona. Ne abbiamo parlato con i CTRL+Z, entrando nel processo creativo, nel significato del loro nome e nel momento artistico che stanno attraversando.
INTERVISTA
“Lorazepam” racconta l’ansia senza nominarla direttamente. Quanto è stata consapevole la scelta di suggerire più che spiegare?
Non è stato ricercato sin dall’inizio. L’intento era raccontare qualcosa che avevamo vissuto in molti, trovando quei punti, quelle chiavi emotive, che legavano tutte le esperienze. Così è nato il testo della canzone. Non volevamo renderla volutamente “universale”, ma creare qualcosa di più intimo. Quando però ci siamo resi conto che questo metodo permetteva anche a chi non faceva parte di quelle storie di farla propria, non abbiamo potuto che esserne felici.
Parlate di un “ascensore musicale e vocale” che riproduce i cambi di stato emotivi. Come avete trasformato una sensazione psicologica in una struttura sonora?
Il brano si è creato quasi da solo, alternando lavoro sul testo e sulla musica. Tutto è nato da un giro di chitarra improvvisato, poi diventato quello portante delle strofe. Su quel giro abbiamo inserito una vecchia nota che descriveva le dinamiche degli attacchi di panico. Ci siamo resi conto che, se quello era il tema, avevamo bisogno di cambi di “colore” anche nella musica, per accompagnare l’altalena emotiva. Così, passo dopo passo, testo e musica si sono costruiti insieme fino a creare il pezzo nella sua interezza.
Il vostro nome richiama l’idea di annullare e riscrivere. In che modo “Lorazepam” rappresenta una rottura rispetto ai brani precedenti?
Ci piace pensare di non essere legati a nulla, tantomeno a un genere o a una tipologia di canzone. La vita è fatta di momenti molto diversi tra loro, e la musica per noi è un modo di mettere a terra quello che viviamo per comprenderlo ed esorcizzarlo. Con questo approccio è naturale passare da brani più leggeri e nostalgici come Crossover a pezzi più introspettivi come Lorazepam. Fa parte del nostro essere.
“Crossover” e “Lorazepam” anticipano un album che unisce molte contaminazioni. Oggi vi sentite più definiti o più instabili?
Entrambe le cose. Iniziamo a conoscerci bene e questo ci permette di anticipare le intenzioni gli uni degli altri, soprattutto quando improvvisiamo. Allo stesso tempo, i nostri gusti restano diversi e continuano a cambiare nel tempo. Mettere insieme le nostre attitudini è difficile, ma è il motivo per cui ci siamo scelti. Speriamo di non trovare mai un equilibrio definitivo.


