Ci sono canzoni che si limitano a raccontare, e poi ci sono quelle che gridano.
“Uomini che bruciano le donne”, il nuovo singolo dei Treccani, appartiene a questa seconda categoria. Una ballad alternative rock che non fa sconti, né a chi ascolta, né a chi preferisce voltarsi dall’altra parte.
Il brano affonda le sue radici nella cronaca, ma si fa poesia, rito, condanna.
Con un suono teso e malinconico che richiama i Placebo e i Radiohead, i Treccani raccontano un femminicidio con immagini tanto poetiche quanto brutali: una donna bruciata viva, un uomo “qualunque” consumato da un amore malato.
Non c’è retorica, solo verità scomode, che diventano musica.
Ma non è solo la storia di una vittima.
La protagonista – simbolo di tutte le donne uccise – continua a vivere nella memoria e nella rabbia, torna come spirito a perseguitare il suo assassino. La terra stessa, nel testo, si fa testimone e vendetta, trasformandosi in una figura mitologica: un richiamo epico che ricorda la leggenda di Brunilde, ma calato nel dolore quotidiano dei nostri tempi.
Una scelta artistica forte, che mescola denuncia sociale e sensibilità narrativa.
“Uomini che bruciano le donne” non si limita a sensibilizzare, ma scuote, scuote davvero. E lo fa con un suono crudo, pieno di tensione, dove ogni nota è una cicatrice.
I Treccani, power trio formato da Alessio Capatti, Luca Spataro e Alessandro Fedele, sono attivi dal 2018 e si muovono tra rock alternativo, poesia urbana e tensione emotiva. Hanno già all’attivo un EP e diversi singoli, ma con questa nuova fase – che li vede anche sotto etichetta Sorry Mom! – sembrano voler spingere ancora più in là il confine tra arte e presa di posizione.
Se una canzone può servire a far riflettere, a parlare dove spesso si tace, a dare un volto al dolore di chi non ha più voce, allora questa canzone serve eccome.
🎧 Ascolta Uomini che bruciano le donne:
👉 orcd.co/treccani-uominichebrucianoledonne


