Skip to main content

Nel suono dei MASMAS la composizione è un processo aperto, in cui tutto può cambiare direzione da un istante all’altro. Gli strumenti convivono con oggetti, macchine autocostruite e registrazioni di campo, la voce si intreccia a glitch e a respiri, il sax diventa frequenza o rumore. È una musica che nasce nel corpo prima che nella testa, che non teme l’imperfezione ma la accoglie come parte del suo linguaggio.

Con Make a Mess, in uscita il 13 febbraio, i MASMAS – trio romano formato da Simone Alessandrini, Simone Pappalardo e Mauro Remiddi – pubblicano il primo singolo tratto dall’album di debutto in arrivo a marzo, un manifesto sonoro che definisce l’estetica del progetto.

Nato da una sessione di improvvisazione nello studio-laboratorio del gruppo all’Alessandrino, Make a Mess è un valzer elettrico che cresce come una creatura autonoma: un loop di batteria analogica, chitarre che graffiano, una voce che alterna ironia, lucidità e fragilità. Tutto procede per accumulo, fino al punto in cui la struttura implode e si apre, rivelando l’idea centrale del brano: l’imperfezione come spazio creativo.

Il titolo arriva da un episodio domestico – la figlia di Remiddi che rovescia i giochi urlando “Let’s make a mess!” – ma dentro questo gesto infantile c’è l’intera visione dei MASMAS: accogliere il caos come possibilità, lasciare che il suono accada senza essere controllato, trasformare gli errori in materia viva.

Make a Mess non descrive un disordine: lo mette in pratica. Nel brano convivono oggetti, strumenti, interferenze, materiali analogici e digitali, creando un piccolo universo sempre sul punto di cedere, che però trova un equilibrio nella presenza e nell’ascolto reciproco dei tre musicisti.

Il singolo anticipa l’album omonimo, in uscita a gennaio per Dischi Durevoli Records con distribuzione Goodfellas: un lavoro che nasce nel quartiere Alessandrino, tra macchine autocostruite, registrazioni di campo e un’idea di musica che non vuole rassicurare, ma far emergere ciò che vibra nelle crepe.

IL PROGETTO MASMAS 

I MASMAS nascono nel 2021 a Roma dall’incontro tra Simone Alessandrini, Mauro Remiddi e Simone Pappalardo durante una residenza al Mattatoio – Palazzo delle Esposizioni. Tre musicisti provenienti da percorsi diversi, uniti da un approccio libero e curioso al suono e dal desiderio di superare le categorie di genere.

Simone Alessandrini, sassofonista e compositore, proviene dal jazz e dalla musica d’autore: la sua attenzione alla melodia e al racconto si intreccia con la ricerca timbrica e la costruzione di spazi sonori complessi.
Mauro Remiddi, voce e chitarra, conosciuto a livello internazionale per il progetto Porcelain Raft, porta nella scrittura del trio una sensibilità intima, cinematografica e profondamente umana.
Simone Pappalardo, artista elettroacustico e docente di sound design, realizza strumenti e dispositivi analogici e digitali, introducendo una dimensione performativa e sperimentale al linguaggio del gruppo.

Il loro incontro si trasforma da subito in una forma di dialogo sonoro e umano. Durante la residenza al Mattatoio, una sessione improvvisata rivela una chimica immediata: una tensione viva tra intuizione e ascolto che diventerà la cifra del progetto. Più che un gruppo, i MASMAS sono un metodo: una pratica di composizione collettiva fondata sull’improvvisazione, sull’errore e sulla trasformazione continua.

Dal 2021, il trio porta la propria ricerca in contesti che vanno dal concerto alla performance audiovisiva.
Hanno sonorizzato il film Controfigura di Rä di Martino al Museo Macro e collaborato con la performer Silvia Calderoni per Moonbird, presentato alla Triennale di Milano, al Mattatoio di Roma, al PhEST di Monopoli, al Vive le Cinema Festival di Lecce e ad Avvistamenti a Bisceglie.

Nel 2023 hanno partecipato alla colonna sonora del documentario L’Avamposto di Edoardo Morabito, presentato alla Biennale di Venezia durante la Giornata degli Autori.

Parallelamente, i MASMAS hanno creato un laboratorio permanente nel quartiere Alessandrino, dove registrano e sperimentano nuovi linguaggi sonori. Da qui nasceranno nei prossimi mesi laboratori di costruzione di strumenti e improvvisazione in collaborazione con Nuova Consonanza e il CIP Alessandrino, con l’obiettivo di creare una piccola “orchestra di quartiere”.