Kawaii in uscita il 12 novembre è il primo singolo del progetto Pacì, alias di Federico Romeo: prima uscita discografica di un percorso che nasce dal bisogno di riconciliarsi con lo strumento, con il corpo e con il suono.
È un debutto che mette la batteria al centro come linguaggio primario, come voce, come luogo.
Il brano, il più rapido e pulsante del repertorio, è una corsa che non si arresta: la batteria e le percussioni si inseguono, si sovrappongono, creando una trama dinamica e viscerale. Il ritmo non accompagna, ma parla; è corpo, è respiro, è urgenza.
Kawaii prende il nome da una specie ormai estinta di uccello hawaiano, ricordata per il suo ultimo canto rimasto senza risposta. Un’immagine che attraversa l’intero brano: la vitalità del movimento come atto di resistenza, ma anche come eco di una mancanza.
Il suono vibra tra caos e controllo, alternando spinta e sospensione, fino a diventare presenza pura.
Registrato a Roma presso il Pyramid Studio, Kawai nasce da un processo collettivo e spontaneo che coinvolge Emanuele Triglia, Luca Gaudenzi e Vincenzo Lato.
La produzione, analogica e imperfetta, restituisce un’energia fisica, reale, dove ogni errore diventa parte del respiro.
Kawaii è un brano che non cerca la melodia, ma la verità del ritmo. È il primo passo di un viaggio sonoro che parte dal corpo e arriva alla quiete: un gesto che diventa ascolto, una vibrazione che si fa luogo.

PACÌ
Pacì è il progetto solista di Federico Romeo, batterista e produttore calabrese, attivo da anni nella scena romana.
Dopo una lunga parentesi di allontanamento dalla musica, trova nella batteria un nuovo modo di appartenere al suono: più istintivo, più libero, più umano.
Il nome Pacì deriva da una scogliera vicino a Scilla, luogo d’infanzia e simbolo di pace, rinascita e ascolto.
È qui che nasce la sua identità musicale, intreccio di world psichedelico, elettronica e tribalismo mediterraneo.
Federico ha collaborato nel corso degli anni con artisti come Marco Castello, Nu Genea, Emanuele Triglia, RBSN, Joan Thiele, Fabio Celenza, Davide Ambrogio e Marte, trovando nello studio e nella produzione collettiva il suo terreno più fertile.
Con Pacì dà vita a un linguaggio personale in cui la batteria non accompagna, ma guida; non scandisce, ma narra.


