Un caffè freddo. Amaro. Con una mosca dentro. È così che i Jellygoat tornano a bussare alle nostre porte con il nuovo singolo Cold Coffee, e non c’è zucchero che tenga.
È una discesa senza freni tra grunge decadente e ritmiche punk incazzate, impreziosita da chitarre alternative che sembrano strappare via ogni residuo di illusione.
La scena che si apre davanti a noi è quella di una tragedia urbana: lui è sull’asfalto, dopo un volo di venti piani. O forse è solo il suo fantasma, che osserva in silenzio. Pioveva fino a un attimo fa, ora restano solo le luci blu dei lampeggianti e una strada che si svuota. Lei tace. Nessuna speranza, nessun ritorno. Solo una frase che resta impressa come un graffio:
“I’m falling 20 floors below / now my candles are on fire and all I know / this conversation was my funeral.”
Cold Coffee è il secondo singolo dei Jellygoat in questo 2025, dopo Monster, e ci porta dritti dentro il nuovo universo sonoro della band: più crudo, più cupo, più viscerale. Un percorso che parte da lontano – dalla periferia milanese del 2012 – e attraversa dieci anni di evoluzioni, cambi di formazione, stop forzati e rinascite.
Il cuore pulsante resta Alessio Corrado, che dopo l’uscita di Davide Borroni (co-fondatore e voce storica, costretto a lasciare per motivi di salute), ha tenuto viva la fiamma. E proprio quando sembrava tutto perduto, nel 2022, i Jellygoat si riformano. Come la muffa – testardi e inarrestabili.
Con Gianluca Carioti alla batteria, Jeff Di Fazio al basso e Dylan Carrara alla chitarra, la nuova formazione si chiude a lavorare a testa bassa su una manciata di brani rimasti per anni nel cassetto.
Il risultato è Hearts/Scars, il nuovo disco registrato al Trai Studio di Inzago e uscito lo scorso ottobre. Un album ruvido, sincero, che sancisce il ritorno in grande stile della band sotto l’ala di Sorry Mom!, con cui hanno già pubblicato il singolo Sux.
Con Cold Coffee, i Jellygoat ci servono una ballata sporca e dolente, da ascoltare di notte, in macchina, con i tergicristalli che non tengono il passo dei pensieri.
Un pezzo che non consola, ma accompagna. Che non finge di capire, ma resta lì.
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