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Venerdì 13 febbraio l’Officina degli Esordi ospita Davide Ambrogio, tra le voci più autorevoli e riconoscibili della nuova scena di ricerca legata alle musiche di tradizione. Polistrumentista calabrese cresciuto a Cataforìo, nel cuore dell’Aspromonte, Ambrogio porta a Bari il live di Mater Nullius (“Madre di nessuno”), un’opera che unisce radici e sperimentazione in una forma di concerto che assomiglia più a un rito contemporaneo che a una semplice esibizione.

Al centro del progetto c’è una domanda urgente: cosa resta dell’uomo quando si spezza il legame con la natura? Mater Nullius nasce proprio da questa frattura e la trasforma in materia sonora e narrativa. Dal vivo, voce e corpo guidano l’ascolto dentro un paesaggio in cui si intrecciano tamburo, troccole, percussioni, chitarra ed elettronica: un linguaggio essenziale e ipnotico, capace di alternare trance e sospensione, ferite e rinascita.

L’opera si articola in 14 brani, quasi tutti in dialetto, concepiti come 14 “fermate” di un percorso: una metafora esplicita della Via Crucis, come struttura emotiva e spirituale. Ogni traccia mette in tensione la razionalità dell’uomo contemporaneo con un lato più profondo, istintivo e archetipico, che riemerge attraverso immagini ricorrenti – il bosco, la grotta, la notte, la luna, la madre – e attraverso una grammatica ritmica che rielabora i codici sonori dei rituali della Settimana Santa nel Sud Italia. Gli “strumenti della passione”, come tamburo, troccole e catene, diventano così elementi drammaturgici: non citazioni, ma leve percettive che aprono varchi tra sacro e profano, tradizione e futuro.

Registrato tra “Il Bosco” della famiglia Cortese e le grotte della Gurfa (Alia, Palermo), Mater Nullius è anche un atlante di ambienti e risonanze: marce percussive, canti rituali, ballate notturne, corali arcaiche e accelerazioni tribali. In concerto questa geografia sonora si fa spazio scenico, sostenuta da una vocalità potente e precisa, capace di attraversare l’oscurità senza estetizzarla, fino a una possibile riemersione: una catabasi che non punta all’effetto, ma alla trasformazione.

Dopo l’esordio solista con Evocazioni e Invocazioni (2021) – accolto con attenzione dalla critica e presente nelle principali classifiche di settore – Ambrogio ha consolidato un percorso che lo ha portato su palchi e festival in Italia e in Europa, costruendo un linguaggio personale che evita tanto il folclore quanto la nostalgia. Il risultato è una musica radicale e accessibile allo stesso tempo, che parla al presente con strumenti antichi e con uno sguardo contemporaneo.