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C’è un momento nella carriera di un artista in cui il passato smette di essere nostalgia e diventa materiale.
Piermatteo Carattoni, produttore musicale e cantautore sammarinese, ha trovato quel momento. E lo ha chiamato Purgatorio.

Quattro brani, quattro vite fa

L’EP — in uscita il 20 febbraio — raccoglie quattro rivisitazioni provenienti da altrettante tappe della sua discografia: Romanza (2010), Semplice (2014), Tutte te (2016) e A.A.A. Adrenalina (2020). Dieci anni di storia compressa in un unico progetto.
Ma attenzione: non si tratta di remix, né di operazioni nostalgie. Ogni brano viene smontato, svuotato e ricostruito da zero. Stessa ossatura, pelle diversa. Come se ogni canzone fosse stata riscritta da qualcuno che nel frattempo è diventato un’altra persona — e in un certo senso, è esattamente quello che è successo.

Una zona di confine

Il titolo non è casuale. Il Purgatorio , nella sua accezione più laica è uno spazio di transizione, il punto in cui si è ancora in movimento, ancora in definizione.

È una metafora che Carattoni porta fino in fondo: anche visivamente. Ogni traccia è accompagnata da un videoclip ufficiale. Quello di A.A.A. Adrenalina, diretto dallo stesso autore, è girato in MiniDV su cassetta — un formato analogico, grintoso, fisicamente imperfetto. Una scelta che non è retrò: è coerenza. Le immagini sembrano ricordi che bruciano ancora.

Lo sguardo di oggi su chi eri ieri

Negli anni, Carattoni ha costruito molto — Lotus Music Production, il team AlPaCa, collaborazioni con artisti emergenti, partecipazioni a giurie nel circuito eurovisivo. Ha imparato cosa significa guardare il lavoro degli altri con occhio critico e costruttivo.
Con Purgatorio, rivolge quello stesso sguardo su se stesso. Non per giudicare, ma per capire. Per portare in superficie quello che era rimasto sotto e dargli, finalmente, la forma giusta.
Il risultato è un lavoro che parla di tempo senza sentimentalismi. Un disco che non chiede di essere amato per quello che era, ma per quello che è diventato.