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Con “Canzone della Banda dei Matti” il cantautore emiliano Leandro Pallozzi torna a farsi sentire con un singolo indipendente che mescola ritmo ska, folk rock e teatralità per raccontare, con ironia e poesia, il disagio psicologico dei nostri tempi. Pallozzi è un autore di folk rock dialettale che unisce le radici della tradizione popolare alla forza della musica di protesta, e in questo brano condensa tutta la sua anima ribelle.

Registrata e prodotta insieme alla sua band I Vecchi Draghi, “Canzone della Banda dei Matti” ha una durata di 2 minuti e 53 secondi, corre a 149 BPM ed è costruita su un ritmo energico e ballabile. La musica oscilla tra ska e folk rock teatrale, mentre il testo affronta temi come autolesionismo, disturbi alimentari, borderline e critica alla psicologia industrializzata. Pallozzi definisce la società come una “banda di matti” che oscilla tra la propria follia e la follia che viene indotta dall’esterno. La riflessione è satirica ma profonda: «Siamo tutti una banda di matti. O ci fanno diventare matti», recita il ritornello.

Il significato del brano

“Canzone della Banda dei Matti” nasce come risposta artistica al disagio psicologico contemporaneo. La narrazione procede per immagini: tagli netti sopra il cuore, braccia nude sotto il sole, montagne russe emotive. I versi mettono in fila chi mangia troppo e chi scompare, chi si specchia per poi vomitare e chi si trucca per sembrare felice. È una critica alla società che anestetizza il dolore e monetizza la sofferenza, ma anche un invito a riconoscere la fragilità che ci accomuna. Il brano ricorda che il confine tra equilibrio e follia è sottile e che ciascuno di noi, a modo suo, è parte di questa banda.

Il videoclip

Il singolo è accompagnato da un videoclip ambientato in una capitale europea ricostruita in stile anime cinematografico. Si tratta di un cortometraggio satirico multilingue (italiano e inglese) in cui personaggi teatrali ballano sul bordo della follia quotidiana. L’estetica cartoon amplifica il messaggio: il dolore viene raccontato con colori accesi e movimenti comici, in un cortocircuito visivo che rispecchia la commistione di generi della canzone.

Pallozzi dimostra ancora una volta la sua capacità di coniugare musica e impegno. La scelta di unire ska, folk rock e teatro rende il brano dinamico e immediato, capace di far ballare e riflettere allo stesso tempo. I testi sono diretti, con immagini che colpiscono, e la voce di Leandro, graffiante e teatrale, dona autenticità alle parole. Il ritornello è orecchiabile e rimane in testa, ma ciò che resta dopo l’ascolto è soprattutto la sensazione di aver partecipato a una denuncia collettiva. La canzone non cade nella retorica: l’ironia smorza i toni più cupi e rende il messaggio accessibile a tutti. Un esperimento riuscito che conferma la cifra stilistica dell’artista: ribelle, poetico e profondamente umano.

Ascolta e segui

Testo della canzone

Tagli netti sopra il cuore,
braccia nude sotto il sole,
una guerra senza nome
nelle storie che non scrolli più.

C’è chi mangia troppo, chi scompare,chi si specchia per poi vomitare,
chi si trucca per sembrare
un sorriso che non c’è.

Siamo tutti una banda di matti!
O ci fanno diventare matti!
Nel rumore di una vita che sbanda
c’è chi piange e chi balla la samba.

Montagne russe nel tuo petto,
crisi e picchi senza affetto,
una farsa senza nome
nei sorrisi che non reggi più.

C’è chi sale in cima poi si schianta,
chi si spegne in una notte stanca,
chi si veste per sembrare
un equilibrio che non c’è.

Siamo tutti una banda di matti!
O ci fanno diventare matti!
Nel rumore di una vita che sbanda
c’è chi piange e chi balla la samba.

Siamo tutti una banda di matti!
O ci fanno sembrare più matti!
Nel rumore di una vita che gira
c’è chi gioca e chi rimane in panchina.

Siamo tutti una banda di matti!
Narcisisti egocentrici e pazzi
Nel rumore di una vita che sbanda
la psicologia si riempie la pancia.

Siamo tutti una banda di matti!
O ci fanno diventare matti!
Nel rumore di una vita che sbanda
c’è chi piange e chi balla la samba.