E’ uscito il report sulle classifiche radiofoniche (e tv) sul 2025 appena concluso.
E’ una lettura molto bella e avvincente con tante classifiche, tanti dati, tante chart specializzate, la dimostrazione di una vitalità ancora centrale e duratura pur se messa maggiormente in difficoltà con l’innovazione tecnologica. Ma purtroppo c’è qualche segnale sconfortante. Lo segnaliamo gridando però a voce altra sempre: W la Radio, W le Radio Libere, W le Radio Locali!
Purtroppo già in prima pagina si scopre che nei tavoli mondiali della musica oramai non si parla piu’ di radio ma solo di intelligenza artificiale, il presunto alleato della musica (che probabilmente se la mangerà: proprio oggi un paese europeo ha bannato una canzone tutta fatta con l’AI e Bandcamp le ha fortunatamente totalmente abolite). Già questo è un segnale inquietantissimo che ci porta a scenari di mega monopoli multinazionali che puntano a massimizzare profitti senza usare piu’ nessun altro e realizzando magari un brano intero solo con il telefonino.
Poi nel lungo elenco di classifiche , le piu’ varie e le piu’ diverse (perché in un paese come l’Italia legata ancora fortemente alle tradizioni folk, non farne una anche legata a questo genere), tutte molto utili per capire alcune semplici cose che proviamo ad elencare, oltre alle comparazioni tra le diverse classifiche e i tanti nomi che vi compaiono (che poi non sono cosi tanti come si immagina):
- Aumenta il fatturato dello streaming ma non si spiega a vantaggio di chi: nei fatti sempre piu’ artisti prendono sempre meno risorse dalle piattaforme. E’ evidente che anche le piattaforme riportano lo stesso schema della società attuale: pochi artisti ricchi che hanno in mano tutto il mercato e tantissimi artisti indipendenti ed emergenti poveri e senza un euro. Proprio come le indagini economiche di questi giorni.
- E’ diminuita ancora la quota degli indipendenti in radio (e tv): purtroppo la proposta di una quota di almeno un 33% di artisti indipendenti sui media non è mai passata (al contrario della Francia) e paghiamo lo scotto di una sempre maggiore presenza dei colossi della musica, anche se per fortuna, ma sono le eccezioni che confermano la regola, si possono ancora fare spazio talenti indipendenti presenti sulla scena da oltre 10 anni come il bravissimo Lucio Corsi e talenti emergenti che sbocciano all’improvviso attraverso la scorciatoia di TikTok come Eddie Brock, per citare due esempi. Ci sarebbero molte piu’ proposte indipendenti di qualità, mentre oggi gli spazi sono pochi e anche questi in mano sostanzialmente alle storiche che dominano questo mercato. Si, Corsi e Brock (e qualche altro) ma sono le perle in un giardino tutto in mano a pochi marchi.
- In un pugno di anni sono calate drasticamente le proposte musicali delle band passate dal 52% al 33% valorizzando sempre di piu’, per massimizzare i profitti in una filiera economica sempre piu’ corta, i solisti, abolendo piano piano dalla musica l’esperienza di una comunità di artisti e musicisti che si confronta ei arricchisce vicendevolmente valorizzandone anche l’aspetto aggregativo: meno comunità, meno musicisti, sempre piu’ da soli. Questo il triste messaggio che arriva purtroppo che ci avvia verso sempre maggiori solitudini digitali anche artistiche.
- Come si diceva all’inizio purtroppo un ruolo sempre meno centrale delle radio nella scoperta dei nuovi talenti perche’ vanno a rimorchio della velocita’ dei social che oggi lanciano i nuovi successi. Meglio invertire tale tendenza: diversificare le proposte musicali delle radio commerciali nazionali spesso con le stesse proposte identiche di nuovi brani oppure legate ai cataloghi musicali che vanno dall’altro ieri fino agli Anni Sessanta fornendo sempre meno spazio al nuovo che la radio e tv devono trovare il modo di anticipare prima dei social e rafforzare il ruolo delle radio locali rafforzando la proposta degli artisti territoriali legandoli anche strettamente a festival e tour realizzati insieme alle radio. Aumenterebbe l’unicità della radio che in questo caso riuscirebbe a proporre in parte altro non reperibile subito sui social in modo facile.
- C’è da dire che, positivamente, aumenta però la presenza femminile che passa dal 16% al 27% in sei anni: prima era proprio ai margini ma si sta andando forse verso un paese sempre meno patriarcale anche se ci sono ancora altre percentuali piu’ alte da raggiungere visto tra l’altro l’altissima proposta qualitativa che ci arriva proprio ora dalle artiste. C’è ancora da fare un po’ di strada.
Ma intanto esclamiamo ancora: W la Radio e lanciamo una proposta a una Radio Nazionale: perché non fare la prima Radio Made in Italy totalmente indipendente del nostro Paese con brani solo da artisti indipendenti, oggi che tutte cercano di differenziarsi? Proviamoci. Se qualcuno e’ interessato batta un colpo.
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