Dopo sette anni di gestazione, tra perfezionismi, prove infinite e mille modifiche, gli Amsterdam Parkers pubblicano finalmente il loro album di debutto Basta Dirlo. Un progetto nato dall’esigenza di fermare il tempo e trasformare le emozioni vissute in musica, tra testi autobiografici e situazioni osservate dall’esterno, con uno sguardo sincero e diretto. La band, divisa tra Milano e Teramo, ci racconta in questa intervista il percorso creativo, le influenze musicali e le scelte di registrazione che hanno dato vita a un disco che chiude un capitolo ma apre nuove strade per il futuro.
Intervista:
“Basta Dirlo” è il vostro album di debutto: qual è stato il momento o la situazione che vi ha fatto capire che era arrivato il momento giusto per registrarlo?
La spinta finale è venuta da un esaurimento nervoso. I brani del disco sono mutati mille volte, abbiamo avuto sempre un approccio troppo da perfezionisti: cambiamo qui, rifacciamo questo, proviamo un nuovo tema di chitarra… ci eravamo letteralmente stufati di dover rimettere mano a cose già battezzate da tempo. Eravamo entrati in un loop dove non riuscivamo a uscirne. Ci siamo decisi quindi di registrare così come sono adesso i brani.
Molti testi dell’album parlano di emozioni dirette e intime: quanto c’è di autobiografico nelle vostre canzoni e quanto invece è frutto di osservazioni esterne?
Quasi tutti i testi sono situazioni che ha vissuto in prima persona Matteo (cantante). Abbiamo però deciso di lasciare una comune generalità per indurre una libera interpretazione dei testi, senza caratterizzare troppo con oggetti, luoghi, altrimenti le situazioni sarebbero interpretabili solo da chi effettivamente le ha vissute.
Quali sono state le influenze musicali principali durante la scrittura dell’album e come pensate di averle reinterpretate nel vostro stile personale?
Siamo entrati in studio e una delle prime cose su cui abbiamo parlato è il suono del basso. Ci hanno ispirato tanto i Biffy Clyro, i Coffeeshower (grandissima band abruzzese), gli Elephant Brain, i QOTSA, … mille altri! Abbiamo preso un po’ da ognuno, digerito e metabolizzato negli anni: la scelta dei piatti della batteria, gli amplificatori che ci siamo ricomprati per sentire quella grana che cercavamo, è stato un lavoro guidato dal sentimento che ci innescava una distorsione, una melodia, un groove, una parola.
In alcune tracce emerge un certo senso di urgenza e immediatezza: come avete lavorato in studio per catturare questa energia senza perdere autenticità?
Abbiamo registrato tutto il disco suonando nella stessa stanza, tutti insieme, come se stessimo facendo le prove. In alcuni brani si percepiscono le pennate di Gian. L’intento è di rendere reale e autentico quello che facciamo, con tutti gli errori e le sbavature del caso. Non siamo architetti, veniamo dal punk, ci piace il disordine.
La scelta del titolo “Basta Dirlo” suggerisce una spinta a comunicare senza filtri: quanto è stata importante questa idea anche nel modo in cui avete composto e arrangiato le canzoni?
“Basta Dirlo” ce lo diciamo anche al bar, quando qualcuno si sta tenendo una parola di troppo che invece va detta (oppure no! Dipende dal tono con cui si legge il titolo). Più che comunicare senza filtri, vogliamo invitare a comunicare BENE, ed è ciò che abbiamo tentato di fare: comunicare il dolore, l’amore, la rabbia post-lavoro, la frustrazione… Basta Dirlo, così come viene, ma anche Basta Dirlo in questi modi bruschi! Siamo umani, abbiamo sentimenti, vogliamo urlare, ma bisogna riflettere prima di farlo.
Se doveste associare ciascun brano dell’album a un luogo o a un momento preciso della vostra vita, quali sarebbero e perché?
Sarebbe un elenco lungo, ma sicuramente ci sono dei denominatori comuni ad alcuni brani: la salaprove, L’Aquila, il bar, la cameretta, tutti luoghi permeati da confusione, voglia di fermarsi senza poter fermarsi, paura di essere lasciati, consapevolezza di dover convivere con sé stessi senza scampo. Sono questi gli spunti da cui sono nati i brani.
Guardando al futuro, come pensate che questo album influenzerà il vostro percorso musicale e la vostra identità come band?
Basta Dirlo chiude un capitolo di sette anni. Non vogliamo dire che non torneremo più su quel genere musicale: distorsioni forti, testi diretti, batterie incazzate ci piacciono, siamo noi, però siamo curiosi di metterci alla prova con altre vibes. Proprio in questi giorni natalizi abbiamo iniziato a scrivere due o tre brani nuovi, c’è tanto di diverso, anche in come lo suoniamo. Sentiamo che abbiamo ancora molto da dire, in modi diversi.


