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Per la comunità di ascoltatori abituata a seguire le derive più sperimentali dell’elettronica contemporanea e della musica da camera ibrida, il talento di Samuele CYMA non rappresenta una novità assoluta. Tuttavia, ciò che il polistrumentista e sound designer romano mette a fuoco con AURA impossibile supera per complessità ingegneristica, rigore formale e audacia timbrica qualsiasi sua precedente incursione compositiva. Il lavoro, registrato all’ACM Recording Studio di Ciampino e finalizzato in fase di mix e master da Federico Coderoni con il contributo di Giovanni Tancredi, si configura come un vero e proprio trattato di micro-campionamento, controllo dinamico e saturazione delle sorgenti acustiche.

 

La cifra distintiva del sound design risiede nell’instabilità perenne della materia: i suoni non occupano posizioni statiche nello spettro, ma oscillano costantemente tra micro-glitch millimetrici, risonanze spettrali e saturazioni analogiche portate fino alla soglia del clipping. L’introduzione di AURA ne dichiara il metodo: un accumulo progressivo di texture sinusoidali e rumori bianchi trattati con filtri passa-banda che generano una dinamica vertiginosa, prima di lasciare spazio alla pulsazione di Dissolvimi. Qui, un ostinato di sintetizzatori modulari a 140 BPM fondato su un giro di sei accordi tesse un reticolo ipnotico, arricchito da una sezione percussiva ibrida dove i transienti metallici digitali convivono con il calore legnoso di una batteria fisica. Il progressivo inserimento del sax baritono agisce da elemento di rottura, forzando la compressione del mixer fino a generare una coltre di feedback e distorsioni controllate di matrice noise.

 

Sul versante metrico, il disco rifiuta con decisione la quadratura asettica della club culture standard. Sento il GELO sfrutta una cassa in quattro apparentemente regolare, orientata a una dimensione ballabile e malinconica, per poi sgretolarsi dentro un fitto reticolo di riverberi post-rock e sfociare nell’improvvisazione di vedo te. In quest’ultima, pad sinusoidali e schegge di voci campionate galleggiano sopra la batteria puntillista di Andrea Sciusco, delineando un paesaggio acustico liquido e decompressivo.

 

L’apice dell’ibridazione si manifesta in Lentamente sai. Recuperando la propria radice corale, CYMA edifica un canone polifonico a quattro voci processate con correzione intonativa estrema: l’autotune, lungi dal costituire una facile scorciatoia commerciale, diviene strumento per manipolare le formanti vocali, modellando una complessa architettura armonica barocca che culmina in una violentissima esplosione sintetica. Un album impeccabile sul piano produttivo, capace di collocarsi a pieno titolo accanto alle produzioni più coraggiose di Warp, Hyperdub ed Erased Tapes.