Con “Solo un anno”, uscito per Baobab Music, nasce Ultime Sigarette, il nuovo progetto di Alessandro Rinaldi. Un esordio che parte da una riflessione sul tempo, sui cambiamenti che possono concentrarsi anche in un periodo apparentemente breve e sulla necessità, ogni tanto, di scendere dalla ruota e guardare le cose da una certa distanza. Ma senza prendersi troppo sul serio.
Tra autobiografia e dimensione universale, il brano prova infatti a fare pace con il tempo che passa, lasciando che la scrittura trasformi esperienze personali in qualcosa in cui ciascuno possa riconoscersi. A dare forma al suono del progetto è il lavoro con il produttore Lorenzo Corti, mentre intorno a Ultime Sigarette si è già raccolta una vera e propria “comitiva di supermusicisti”, pronta ad accompagnare il progetto anche dal vivo.
Abbiamo incontrato Ultime Sigarette per parlare di “Solo un anno”, del bisogno di fermarsi a osservare, della costruzione di una nuova identità artistica e di quello che potrebbe arrivare dopo questo primo capitolo.
L’intervista
1. “Solo un anno” è il tuo esordio come Ultime Sigarette. Che cosa ti ha spinto a dare vita a questo progetto proprio adesso e cosa senti di poter raccontare attraverso questo nuovo nome?
Ultime Sigarette è soprattutto uno spazio di libertà che mi sono concesso. Fossi un criceto, ti direi che sono sceso per un attimo dalla ruota per osservarla con il giusto distacco.
2. Nel brano c’è l’idea di un periodo di tempo apparentemente breve che, guardandolo da vicino, può invece contenere cambiamenti enormi. Che cosa rappresenta per te quel “solo un anno” del titolo?
Significa fare i conti (e fare pace) con il tempo che passa, riconoscendo che passa (anche) per dei buoni motivi.
3. Il progetto nasce da un percorso personale e artistico che porta con sé esperienze e trasformazioni. Quanto c’è di autobiografico nella scrittura di “Solo un anno” e quanto invece hai cercato di lasciare spazio a una dimensione più universale?
Ma sai, per come la vedo io la scrittura è sempre un mix delle due cose: fai centro quando, attraverso il tuo punto di vista, riesci a scrivere qualcosa dove ognuno può vedere riflesso un po’ quello che vuole… per cui la domanda dovrei fartela io: quanto c’è di universale e quanto di sproloquio egoriferito?
4. Il brano arriva in un momento in cui spesso si ha la sensazione che tutto debba accadere velocemente. La tua musica nasce invece dalla necessità di fermarti a osservare quello che succede, oppure è proprio il contrario?
Sono sempre fermo ad osservare la ruota…
5. Con “Solo un anno” inizi a costruire un’identità precisa per Ultime Sigarette. Quanto è stato importante, già dal primo singolo, capire quale fosse il suono e l’immaginario che volevi associare al progetto?
Letteralmente fondamentale: nel senso che se Lorenzo Corti, il produttore, non avesse da subito trovato la chiave per vestire al meglio le canzoni, non saremmo qui.
6. Questo è soltanto il primo capitolo: che direzione vorresti dare a Ultime Sigarette nei prossimi mesi e cosa possiamo aspettarci dalla musica che verrà?
Ultime Sigarette è (anche) una comitiva di supermusicisti che si è prestata al disco e che si presterà al live. Insomma, vorrei divertirmi, anche a costo di esagerare un po’.


