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C’è chi affronta l’estate inseguendo i cliché e chi, invece, riesce a raccontarla senza rinunciare alla propria identità. Con “Bugia”, i CTRL+Z scelgono questa seconda strada, firmando un singolo che conserva il DNA della band ma lo declina attraverso atmosfere più luminose, melodie immediate e una scrittura capace di alternare leggerezza, ironia e malinconia. Il risultato è un brano che parla di relazioni destinate a consumarsi in fretta, di promesse pronunciate sapendo che avranno una scadenza e di quella sottile nostalgia che spesso accompagna i ricordi più belli.

 

Pur muovendosi in territori sonori più morbidi rispetto al passato, il gruppo non rinuncia alla propria cifra espressiva, dimostrando come la sperimentazione possa nascere in modo spontaneo, senza inseguire strategie o mode. “Bugia” diventa così la conferma di un percorso artistico che continua a evolversi con naturalezza, mettendo sempre al centro la sincerità della scrittura e la libertà di seguire l’ispirazione.

 

In questa intervista i CTRL+Z raccontano la nascita del singolo, il rapporto con il cambiamento, il valore dell’ironia nella loro musica e il significato di un brano che, pur profumando d’estate, lascia spazio a riflessioni tutt’altro che superficiali.

 

“Bugia” è probabilmente il vostro brano più estivo. Come è nata l’idea di esplorare questo lato della vostra scrittura?

Se da un lato abbiamo sempre rifiutato ogni etichetta per essere liberi di sperimentare e muoverci tra generi ed umori diversi, Bugia, ha una storia un po’ a sé. Inizialmente fu un’idea del nostro produttore (Matteo Palermo) introdurre nel progetto un brano più leggero ed estivo. Proposta che, però, bocciammo immediatamente perché ci appariva come una forzatura. Forti della nostra incrollabile coerenza, due ore dopo aver bocciato la proposta, inviammo la bozza di “Bugia”. 

 

Pur mantenendo un’anima rock, avete scelto sonorità più morbide. È stata una scelta naturale o una vera sfida?

Molto naturale. Come dicevamo all’inizio avevamo rifiutato l’idea perché sentivamo queste sonorità troppo lontane dal nostro modo di fare musica. Poi da una battuta ed un passaggio di Slide sulla chitarra tutto è venuto fin troppo naturale.

 

Il titolo lascia intendere che non tutto ciò che si vive d’estate sia destinato a durare. Quanto c’è di autobiografico nel racconto?

Tutti abbiamo vissuto storie estive. Consapevoli o no abbiamo detto tante cose anche se in fondo sapevamo che c’era una scadenza scritta. Ovviamente questo vale per tutti tranne uno di noi e quell’uno è esattamente l’ex della ragazza che sta leggendo questa intervista. Con te era sincero, giuro!

 

Il brano alterna leggerezza e malinconia. Quanto vi piace giocare con questi contrasti?

Molto ma ci viene anche piuttosto naturale. Siamo tutte persone che non temono gli argomenti più profondi e scomodi ma, allo stesso tempo, con un forte senso dell’ironia e dell’autoironia. Questi passaggi rapidi ci vengono naturali.

 

In “Bugia” convivono ironia e vulnerabilità. È una combinazione che sentite particolarmente vostra?

Assolutamente sì. Pensiamo siano cose che vanno molto insieme. Non è possibile affrontare le fragilità senza ironia o si finirebbe per esserne schiacciati. Se si riesce a metterlo in musica è ancora meglio.

 

Quanto è importante, per voi, evitare di ripetervi da un brano all’altro?

Meno di quanto possa sembrare. Non cerchiamo l’originalità a tutti i costi, piuttosto cerchiamo di ascoltarci e capire che cosa in quel momento vogliamo raccontare. Seguendo questo flusso di “sincerità musicale” può succedere di fare due brani simili ma è più probabile avere oscillazioni importanti. Le differenze tra un brano e l’altro sono più una conseguenza del nostro modo di vivere la musica che un obiettivo in sé.

 

Il lyric video punta tutto sulla forza delle parole. Perché avete scelto questa soluzione?

Sono tre i fattori importanti che ci hanno portato a scegliere il Lyric Video. Il primo è che la canzone è molto prosaica. La storia si racconta da sé ed un video articolato avrebbe avuto ben poco da aggiungere. La seconda ragione è proprio nella natura “estiva” del brano, è un pezzo da cuffia mentre si sta stesi al sole o passeggiando in spiaggia non da sedersi a vedere il video su Youtube. La terza è che quando non si parla di suonare e comporre siamo molto pigri e il Lyric si fa in meno tempo.

 

Se doveste descrivere “Bugia” con tre parole, quali scegliereste e perché?

Sole cuore amore. Perché scrivere una canzone estiva, che suoni estiva, che profumi d’estate e non usare neanche una di queste parole ci rende incredibilmente orgogliosi. Ci perdoni Valeria Rossi