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Per Cecilia Baliva la musica non è mai stata un semplice esercizio creativo. È nata come un bisogno personale, uno spazio in cui mettere ordine tra pensieri ed emozioni, per poi trasformarsi, con il tempo, in un luogo di condivisione e incontro. Oggi, insieme alle musiciste Chiara Mascarucci e Chiara Bottazzi, porta avanti un progetto che presto prenderà forma anche nel suo primo album, in uscita dopo l’estate.

L’abbiamo intervistata per parlare del percorso che l’ha portata fin qui, delle paure affrontate e del significato che oggi attribuisce alla parola “casa”.

Quando hai capito che questo progetto stava raccontando anche una parte di te?

Questo progetto ha raccontato da subito una parte di me. È nato inizialmente da una necessità: le canzoni mi aiutavano a fare chiarezza in quello che sentivo o pensavo e, all’inizio, scrivevo senza pensare se le avrei mai fatte ascoltare a qualcuno. Poi, gradualmente, suonandole dal vivo, ho capito che altre persone si rispecchiavano nei miei testi e si emozionavano. Da lì ho iniziato a prendere più sul serio questa cosa dello scrivere canzoni.

Qual è stata la paura più grande che hai dovuto affrontare mentre lo realizzavi?

Temevo che non valesse la pena condividere quello che scrivevo con gli altri. Penso che non si debba fare musica cercando l’approvazione altrui, ma è importante avere un riscontro esterno, altrimenti si rischia di essere autoreferenziali. Quel riscontro è arrivato, inizialmente dopo aver esordito da sola come cantautrice. Poi c’è stata una spinta fortissima grazie all’incontro con Chiara Mascarucci, percussionista, e Chiara Bottazzi, bassista: due musiciste e persone fantastiche che si sono innamorate del progetto e mi hanno incoraggiata ad andare avanti. Con loro ho arrangiato e registrato il mio primo disco, che uscirà dopo l’estate, e con loro mi esibisco dal vivo da oltre un anno.

Cosa speri che una persona si porti dentro dopo averlo ascoltato?

Spero che le persone possano emozionarsi e rispecchiarsi nelle canzoni. E spero anche, soprattutto attraverso alcuni brani, di suscitare qualche riflessione sul mondo e sulla società in cui viviamo oggi.

Oggi, cosa significa per te sentirti davvero “a casa”?

Per me sentirsi davvero a casa significa essere circondata dalle persone a cui voglio bene, amici e familiari. Sono abituata a sentirmi a casa nei luoghi più disparati, anche per via del mio lavoro, che negli ultimi dodici anni mi ha portata a essere piuttosto nomade, accompagnando turisti americani in giro per l’Italia.

Oggi, però, mi sento finalmente a casa anche nella musica, grazie al progetto che abbiamo costruito con Chiara Bottazzi e Chiara Mascarucci. Condividiamo la stessa idea di musica come espressione, condivisione e divertimento, ma soprattutto condividiamo valori profondi. Stiamo costruendo un legame umano bellissimo e sono convinta che ci porterà a fare cose sempre più belle insieme. E, lo ammetto, spero anche che mi permetta di fare sempre più musica e sempre meno turismo