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Prima il pianoforte, poi la chitarra, le band rock, il brit pop, fino all’approdo a una dimensione solista sempre più personale. La storia artistica di Marco Aprile, in arte Killo, è fatta di tappe diverse, influenze lontane tra loro e una continua ricerca espressiva. “Ma Che Sfiga” rappresenta oggi un nuovo capitolo di questo percorso, un punto di incontro tra esperienza, maturità e voglia di sperimentare. Con lui abbiamo ripercorso le principali svolte della sua carriera, cercando di capire come si arriva a costruire un’identità artistica così sfaccettata.

 

Guardando il tuo percorso dagli esordi fino a oggi, qual è stata la svolta più importante nella costruzione di Killo?

Io dico sempre che il progetto “Killo” è cominciato sin dalla mia nascita, e si è evoluto poi con la crescita e l’esperienza con vari progetti musicali, ma la svolta più importante sta accadendo proprio ora, con un cambiamento di genere musicale, più fresco e moderno, oltre al fatto di essere sostenuto e affiancato da Stay Record e Startist di Milano. Credo sia importante il loro aiuto in quanto io posso avere più tempo a disposizione per dedicarmi completamente alla realizzazione di nuovi brani.

 

Quanto c’è ancora del ragazzo che fondò i Primo Impatto nella musica che stai facendo oggi?

Devo gran parte della mia formazione artistica a quella giovane band che da ragazzino (avevo appena 16 anni) contribuì a realizzare quello che sono e che faccio ora. Ho iniziato proprio allora a comporre la mia gran parte dei testi e musiche che sono in qualche modo radicati nelle mie attuali produzioni.

 

Nel corso degli anni hai spaziato dal country al metal, passando per il brit pop. In che modo convivono ancora all’interno delle tue produzioni?

Sono servite a racimolare esperienza tecnica sullo strumento, musicalità e a influenzare indirettamente le mie attuali produzioni, ma ho smesso di ascoltare musica da un po’ di tempo, questo perché mi basta il bagaglio musicale che possiedo, e credo che quei generi che ho già masticato siano i pilastri sui quali si fonda un po’ tutta la musica attuale.

 

Cosa ti ha spinto a sentire l’esigenza di un progetto solista accanto alle esperienze di band?

Sono stato spinto dal semplice fatto di potermi sentire più libero semmai si sarebbe presentata l’occasione di poter lavorare realmente con la musica e partire, senza essere vincolato a nessuno.

 

Negli anni hai cambiato linguaggi e sonorità senza perdere una tua riconoscibilità. Qual è il filo rosso che unisce tutte le tue canzoni?

I testi con ironia tagliente, doppi sensi. Sono uno che te la sotto al naso. Oltre alle melodie orecchiabili. E poi i temi affrontati, sono esperienze di vita, racconti, situazioni.

 

“Ma Che Sfiga” apre un nuovo capitolo. Qual è la sfida più grande che ti aspetta con l’uscita di “In Synthesi”?

Riuscire a produrre qualcosa di ancora più interessante, intenso e coinvolgente di questo EP, ma conoscendomi credo che non sarà un problema. 

Grazie per l’intervista e a presto.