Dalla formazione classica alle sfumature notturne dell’elettronica: un percorso fatto di studio, ricerca e, soprattutto, di una profonda necessità di verità. Con il nuovo singolo “Quando”, Elena Camo traccia i confini di un personalissimo territorio electropop, dove la cura per il dettaglio visuale sposa una produzione dal carattere cinematografico. Un brano che vive di atmosfere sospese, domande sussurrate nel cuore della notte e una scelta coraggiosa: lasciare intatte le imperfezioni della voce in studio per consegnare al pubblico un’emozione nuda e senza filtri. Abbiamo fatto due chiacchiere con lei per farci raccontare la genesi di questo capitolo e i suoi progetti futuri.
Ci racconti com’è nato il tuo amore per la musica e in quale momento hai capito che la tua urgenza espressiva avrebbe trovato la sua casa ideale nelle sonorità electropop?
La musica è entrata nella mia vita prestissimo. Ho iniziato studiando pianoforte e poi mi sono avvicinata al canto, passando dalla musica classica al pop. Per me la musica è sempre stata il modo più naturale per trasformare emozioni e pensieri in qualcosa di concreto.
Con il tempo ho sentito l’esigenza di trovare un linguaggio che mi rappresentasse davvero. L’electropop mi ha conquistata perché riesce a unire due aspetti che amo profondamente: l’impatto emotivo della melodia e la forza evocativa dei suoni elettronici. Mi piace creare un contrasto tra testi molto intimi e produzioni dal carattere deciso, quasi cinematografico.
“Quando” nasce proprio da questa ricerca. È un brano che racconta un’attesa, un momento sospeso, e avevo bisogno di un sound capace di trasmettere sia la fragilità sia l’energia che convivono dentro quella storia. L’electropop mi ha dato la libertà di esprimere entrambe le anime senza dover scegliere tra una e l’altra.
Guardando indietro alle tappe che hanno strutturato la tua identità di artista e autrice, qual è stato il momento più importante o gratificante della tua carriera musicale finora?
Credo che il momento più importante della mia carriera non coincida con un premio o con un’esibizione in particolare, ma con l’istante in cui ho trovato una mia identità artistica. Dopo anni di studio, esperienze tra pianoforte, lirica e pop e tante esibizioni dal vivo, ho capito che volevo raccontare me stessa attraverso canzoni che fossero sincere e riconoscibili.
Ogni tappa mi ha lasciato qualcosa: i concorsi, il teatro musicale, le esperienze televisive, il debutto discografico e l’incontro con professionisti che hanno creduto nel mio progetto. Ma la soddisfazione più grande è vedere che oggi chi ascolta un mio brano riesce a riconoscere il mio modo di scrivere e di interpretare, indipendentemente dal genere.
Se penso al percorso fatto finora, la gratificazione più grande è sapere di essere riuscita a trasformare tutte le esperienze vissute in un’identità artistica autentica.
Vuoi raccontarci di cosa parla il tuo nuovo singolo “Quando”? Nel pezzo si respira un’atmosfera sospesa, quasi un pensiero sussurrato ad alta voce nel cuore della notte per raccontare un amore incompiuto…
“Quando” nasce da una domanda che, prima o poi, ci siamo fatti tutti: quando arriverà quel momento in cui tutto troverà finalmente il proprio posto? È una canzone che parla dell’attesa, dei silenzi, delle parole che rimangono dentro e di quei rapporti che continuano a vivere nei pensieri anche quando sembrano ormai lontani.
Mi piace definirla una fotografia di quelle emozioni che spesso teniamo nascoste. Non racconta solo un amore incompiuto, ma anche la difficoltà di lasciar andare ciò che avrebbe potuto essere. È quel dialogo che ognuno di noi ha con sé stesso nelle ore più silenziose della notte, quando i ricordi diventano più forti e le domande trovano più spazio delle risposte.
Dal punto di vista musicale ho voluto creare proprio questa sensazione di sospensione: un equilibrio tra malinconia ed energia, dove il sound electropop accompagna il testo senza appesantirlo, ma amplificandone le emozioni. Mi piace quando una canzone riesce a far ballare, ma allo stesso tempo invita ad ascoltare ogni parola. “Quando” è esattamente questo: un viaggio emotivo che lascia all’ascoltatore la libertà di ritrovare un pezzo della propria storia.
C’è un fortissimo senso estetico e di mistero che circonda la tua proposta visuale. Vuoi spiegare ai nostri lettori com’è nata l’idea della cover e come si sposa con l’immaginario notturno e teso di questa specifica traccia?
Per me l’aspetto visivo è parte integrante della musica. Non considero mai una cover come una semplice immagine, ma come il primo capitolo della storia che l’ascoltatore sta per vivere.
Per “Quando” volevo creare un’immagine capace di evocare la stessa sensazione del brano: quella sospensione tra desiderio e malinconia, tra ciò che è stato e ciò che forse non sarà mai. La notte è diventata il luogo ideale per raccontare queste emozioni, perché è il momento in cui tutto rallenta, il silenzio prende il sopravvento e i pensieri acquistano un’intensità diversa.
Anche la scelta di un’estetica essenziale, elegante e avvolta da un leggero senso di mistero nasce da questa idea. Non volevo spiegare tutto, ma lasciare spazio all’immaginazione di chi osserva. Mi piace quando un’immagine suscita domande prima ancora di dare risposte, proprio come accade con la musica.
Credo che oggi un artista debba costruire un immaginario coerente, in cui suono, parole e immagini parlino la stessa lingua. Con “Quando” ho cercato proprio questo: fare in modo che ancora prima di premere play si potesse già entrare nell’atmosfera emotiva del brano.
A proposito di “Quando”, hai dichiarato di aver voluto lasciare intatte nella traccia vocale le imperfezioni e le emozioni reali vissute in studio. Quanto è importante per te trasmettere emozioni nude, dirette e senza filtri al pubblico?
Per me è fondamentale. Ho una formazione musicale molto rigorosa e negli anni ho imparato quanto sia importante la tecnica, ma ho anche capito che una voce perfetta non basta se non riesce a trasmettere qualcosa di vero.
Durante la registrazione di “Quando” ci sono stati momenti in cui la mia interpretazione era spontanea, quasi istintiva. Abbiamo scelto di non eliminare completamente quei piccoli respiri, quelle leggere imperfezioni e quelle sfumature che normalmente si tenderebbe a correggere, perché raccontavano esattamente lo stato d’animo del brano. In quel momento la priorità non era la perfezione, ma la verità.
Credo che oggi il pubblico abbia bisogno di autenticità. Siamo circondati da contenuti estremamente curati e spesso impeccabili, ma ciò che ci emoziona davvero è riconoscere un essere umano dall’altra parte, con tutta la sua fragilità.
Se una mia canzone riesce a far sentire qualcuno meno solo o a far rivivere un’emozione che credeva dimenticata, allora ha raggiunto il suo scopo. Per me la musica nasce proprio da lì: dalla capacità di creare una connessione sincera tra chi canta e chi ascolta.
Questo brano consolida la tua cifra stilistica fatta di synth incisivi e profonda introspezione. Hai già in programma il rilascio di altri brani nei prossimi mesi o hai pensato alla struttura di un intero album?
Sì, “Quando” rappresenta un tassello importante di un percorso che sto costruendo con molta cura. Ogni brano nasce da un’esigenza diversa, ma tutti condividono la stessa volontà di raccontare emozioni autentiche attraverso un linguaggio pop contemporaneo, con sonorità electropop che sento sempre più vicine alla mia identità artistica.
Sto già lavorando a nuova musica e posso dire che i prossimi mesi saranno ricchi di novità. Ci saranno nuovi singoli che continueranno a sviluppare questo universo sonoro, mantenendo un filo conduttore sia musicale che visivo. Mi piace pensare che ogni canzone sia un capitolo di una storia più ampia.
L’idea di un album c’è ed è un progetto che mi affascina molto, perché permette di raccontarsi in modo ancora più completo. Non posso spoilerare molto , ma seguitemi per rimanere aggiornati, perché presto ci saranno delle belle novità.


