Con il nuovo singolo “Bad Boy”, gli Attak On The Radio tornano con un brano che coniuga immediatezza pop, attitudine rock e suggestioni elettroniche, dando vita a un sound personale e riconoscibile. Dietro l’energia della canzone si nasconde però una riflessione sul bisogno di apparire, sulle maschere che molte persone indossano e su quei comportamenti costruiti più per impressionare gli altri che per raccontare sé stessi.
“Bad Boy” rappresenta un nuovo tassello del percorso della band, che continua a muoversi tra contaminazioni sonore e una scrittura capace di alternare leggerezza e profondità. Ne abbiamo parlato con gli Attak On The Radio, approfondendo la nascita del brano, il loro processo creativo e la direzione che stanno dando al proprio progetto artistico.
“Bad Boy” sembra muoversi tra fascino e inquietudine, mettendo al centro una figura che sfugge alle definizioni semplici. Come è nato il brano e cosa vi interessava esplorare attraverso questo personaggio?
Il nostro “bad boy” non è altro che un bulletto che viene smascherato: è una figura che si muove e si nutre di cose futili e di atteggiamenti che fungono da maschera. Il brano è nato proprio dall’osservazione di tanti “bad boys” reali!
Il brano mescola pop, rock e sfumature psico-elettro-noise in modo molto naturale: come nasce il vostro processo creativo quando si tratta di far convivere influenze sonore così diverse?
Il nostro team creativo è formato dal produttore, chitarrista e arrangiatore Luca Zamponi, e dai compositori Leonardo Ceralli e Fiorenza Rosanna, che sono il cuore pulsante della band. I differenti background e gusti musicali di ognuno vengono accuratamente presi in considerazione e adattati al brano in questione, dando vita ai mix sonori degli Attak On The Radio.
Vi siete definiti “artigiani che forgiano un suono” alla ricerca di nuovi modi di comunicare: quali sono gli elementi che oggi sentite davvero irrinunciabili per rappresentare l’identità degli Attak On The Radio?
Groove elettronici ed acustici che fanno ballare, melodie da cantare e testi a volte provocatori o introspettivi ed eterei: questi sono i nostri ingredienti immediati e principali ai quali non vogliamo rinunciare per far sì che il nostro messaggio arrivi chiaro.
Guardando al percorso che state costruendo, “Bad Boy” rappresenta una tappa isolata o un tassello di un progetto più ampio che porterà a definire ulteriormente l’universo sonoro degli Attak On The Radio?
La nostra è un’identità sfaccettata che necessita di più canali, generi ed atmosfere per potersi esprimere. “Bad Boy” strizza l’occhio al pop cantabile, al contempo offrendo una riflessione sociale che è sicuramente un filo conduttore in diversi altri brani in uscita.


