Skip to main content

Con il nuovo singolo Indebitato, Ribes sceglie una strada poco battuta nella canzone d’autore contemporanea: parlare di difficoltà economiche senza rinunciare all’ironia. Il risultato è un brano che mescola sarcasmo e malinconia, trasformando una situazione apparentemente drammatica in un racconto ricco di immagini, personaggi e contraddizioni. Dietro la leggerezza del testo emerge però una riflessione più ampia sul rapporto tra aspettative, fallimenti e consapevolezza. 

Abbiamo chiesto al cantautore piemontese di approfondire con noi la nascita di questa canzone e il significato che si nasconde dietro le sue battute più taglienti.

 

In Indebitato racconti una situazione complessa con un tono quasi divertito. Quando hai capito che l’ironia sarebbe stata la chiave giusta per affrontare questo tema?

L’ironia è proprio il mio modo naturale di guardare le cose… è dentro quasi tutti i miei brani! Mi permette di affrontare temi anche pesanti senza diventare pesante io stesso. È un modo per arrivare in profondità con leggerezza, per dire la verità senza farla pesare troppo.

 

Nel brano compaiono personaggi molto vividi. Quanto c’è di reale e quanto di romanzato nella storia che racconti?

È quasi tutto romanzato… ma parte sempre da piccoli spunti reali! Mi piace prendere un dettaglio, un gesto, una frase e trasformarli in qualcosa di più grande, più narrativo. È quel confine tra realtà e immaginazione che mi diverte e mi permette di raccontare meglio.

 

La canzone parla di soldi, ma sembra suggerire che esistano forme di debito molto più profonde. Quali sono quelle che ti interessava esplorare maggiormente?

Il brano è una metafora. I soldi sono solo la parte visibile… sotto ci sono i debiti con noi stessi, con i sogni lasciati indietro, con i desideri che non abbiamo avuto il coraggio di inseguire. È lì che volevo andare davvero, in quella zona più intima che tutti abbiamo ma che spesso ignoriamo!

 

Credi che oggi ci sia ancora una certa vergogna nel raccontare le proprie difficoltà economiche?

Sì, purtroppo sì… viviamo in una società che spinge tutti a mostrarsi sempre “a posto”. Chi è più fragile fa fatica a sopportare il giudizio degli altri e finisce per conformarsi. Ma le difficoltà fanno parte della vita, e raccontarle dovrebbe essere normale, umano, liberatorio.

 

Quanto conta l’autoironia nel tuo modo di affrontare la vita oltre che nello scrivere canzoni?

Conta tantissimo! L’autoironia è la mia valvola di sfogo… mi aiuta a non farmi travolgere dagli eventi. La vita è breve, e se la prendi troppo sul serio rischi di non comprenderla fino in fondo. Ridere di me stesso mi salva sempre, sia nella vita che nella musica.

 

Dal punto di vista musicale come hai lavorato per mantenere in equilibrio leggerezza e malinconia?

È un equilibrio che mi viene naturale… le mie armonie tendono sempre alla malinconia, anche quando il brano sembra leggero. In Indebitato c’è questa “finta leggerezza” che ti fa sorridere, ma un attimo dopo ti lascia pensieroso, con un retrogusto un po’ amaro.
È il mio modo di scrivere: far ridere… ma subito dopo … far riflettere!