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Con “L’estate in Camargue”, Masua firma una delle sue canzoni più luminose e nostalgiche, un brano indie-rock attraversato da immagini vivide, dal profumo del mare e da quella malinconia dolce che accompagna i ricordi più belli. Tra chitarre dal forte impatto emotivo e un sound che guarda oltre i confini italiani, l’artista costruisce una cartolina sentimentale in cui amore, maestrale e desiderio di fuga si intrecciano. Ai nostri microfoni ci racconta la nascita del brano, il suo rapporto con il mare e i progetti futuri.

“L’estate in Camargue” ha un sound indie-rock molto riconoscibile, con chitarre dal forte impatto emotivo e un equilibrio tra energia e malinconia: come avete lavorato sugli arrangiamenti e sulle sonorità per costruire questa identità così precisa del brano?

Volevo cambiare sound. Nell’ultimo anno e mezzo sono stato fortemente influenzato dai “Romance dei Fontaines D.C” , un album meraviglioso come non ne ascoltavo da anni. Per un brano che si muove su un equilibrio delicato tra malinconia e immagini brillanti, avevo bisogno di un amico, di una chitarra che sapesse metterci cuore e suoni luminosi. Luca Marcias ha arrangiato tutte le chitarre (oltre al basso e alle tastiere) con grande ispirazione, forse anche perché siamo uniti dallo stesso amore per il mare e da ricordi simili. Volevamo che il brano suonasse energico e fresco, ma che allo stesso tempo trasmettesse chiaramente l’idea di un ricordo. La chitarra è sicuramente predominante, ma anche l’uso dei synth conferisce all’arrangiamento la giusta dose di pathos. Dal punto di vista tecnico, per le chitarre elettriche sono state utilizzate una Gibson Les Paul e una Fender Telecaster; per le acustiche, una Maton Tommy Emmanuel. Il tutto è stato prodotto sul fedelissimo Ableton.

Il maestrale, il blu e il sale diventano immagini molto forti: che rapporto hai con il mare e cosa rappresenta per te?

Rappresenta i momenti più dolci e sereni della mia vita: le estati da mia nonna, uno squarcio di magia dopo un anno trascorso nelle grigie città dell’hinterland milanese. Un lungo viaggio in nave che sembrava l’attraversata di Colombo, profumi e colori che sapevano di vita vera, la salsedine come energia, il lentisco, il corbezzolo e il mirto al posto dei fumi delle fabbriche che vedevo dalla mia cameretta. In quelle estati sarde il maestrale spazzava via tutto, come quell’estate in Camargue, dove per un paio di settimane si fermò ogni problema e ogni incomprensione, lasciando emergere solo l’amore.

Nel testo emerge anche la voglia di fuggire da ciò che ci fa stare male. Pensi che la musica possa essere un modo per trovare pace e leggerezza?

La musica accompagna indiscutibilmente la mia vita: ascolto almeno tre ore di musica al giorno. Con la mia produzione musicale, anche se ho un rapporto più conflittuale, legato al fatto di non riuscire a emergere come artista, scrivere canzoni è il momento in cui si ferma tutto. Sì, è una vera fuga, un po’ come in quelle estati. Riverso in lei la mia tristezza, la rabbia. Quasi mai ho scritto qualcosa con il cuore sereno: è successo solo due volte in questo progetto solista. Gli unici pezzi leggeri, dal punto di vista dei temi, sono stati “La sella del diavolo” e “Metti sù i Queen”, presenti nel disco del 2024.

Progetti futuri?

Sono ormai quasi certo di volermi dedicare all’attività di autore, insomma, scrivere per gli altri. Masua non ha trovato lo spazio che speravo nel mondo del business musicale e questo, per me, è frustrante. Però non posso prescindere dallo scrivere brani. Se troverò persone con cui mi troverò bene, artisti che mi ispirano, scriverò per loro. Sono sicuro che sarò felice come se quei brani li cantassi io.

ascolta il brano qui:


https://taplink.cc/masuamusicofficial