«Dove stiamo andando? Il mondo come se fosse un treno, l’umanità in viaggio. Vorresti che ci fosse un pilota al comando, una direzione sensata, magari con qualche deviazione o interruzione imprevista, ma pur sempre un viaggio su cui porre fiducia. Invece i passeggeri di questo treno sono atterriti, attoniti, quasi in trance e viene il dubbio atroce che in cabina di guida non ci sia proprio nessuno e che il destino sia segnato. Non ci sono cattivi in “Mystery Train”, c’è solo un convoglio che miseramente sta andando a schiantarsi. L’inerzia e la rassegnazione suggeriscono però che in questo nulla di senso ci sia qualcosa da fare proprio perché nella cabina non ci sono piloti da sabotare e nel treno nemmeno veri antagonisti dai quali difendersi. Si tratta solo di tornare a guidare con un colpo di reni. Capitano, torni a bordo! Torniamo a bordo, confidando che l’umanità non sia semplicemente abbandonata a sé stessa, ma che in fondo, prima dell’ultima curva, prima dell’ultima galleria, si trovi un braccio teso, una mano aperta, un’ala spiegata che ci aiuti a spiccare il volo prima dello schianto.»
Crediti
Produzione a cura di MoMa:
Marcello Valenti – voce e cori
Alessandro Bozza – basso, tastiere e cori
Maurizio Morsiani – chitarre e cori
Andrea Rossi – batteria, percussioni e cori
Registrato e mixato da Andrea Cola presso “StoneBridge Studio” – Cesena (FC)
Master: Andrea Bernie De Bernardi presso “Eleven Mastering” – Busto Arsizio (VA)
Biografia
Da 15 anni sulla scena alt rock indipendente italiana, i MoMa nascono tra Faenza e Imola e continuano a “suognare” tenacemente insieme.
Negli anni la band ha rivisitato un sound brit-rock classico utilizzando ingredienti derivanti da altre sonorità e ha applicato un filtro personale atto a descrivere i mutamenti della società, del pianeta e dell’interiorità umana.
Una formazione che sembra aver fatto della “transizione permanente” non solo il titolo del secondo album, ma anche una vera e propria filosofia artistica e che, con il quarto album in arrivo, raggiunge una maturità “ruvida”, necessaria per raccontare e affrontare un presente così complesso.
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