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È disponibile da oggi “Martian VooDoo”, il secondo album degli Scemodiguerra, il duo formato da Luca Peverelli ed Elia Mazzoletti. Un disco che espande l’universo narrativo del progetto spostando il baricentro dalla dimensione più intima del debutto verso qualcosa di più collettivo, rituale e visionario.

Pubblicato dopo i singoli “Baciami comunque” e “Mastino”, il nuovo lavoro nasce tra folk-rock, immaginari voodoo, atmosfere sospese e personaggi che sembrano vivere in un confine continuo tra realtà e sogno. Registrato al Bleach Recording Studio di Gittana insieme ad Andrea Maglia e masterizzato da Giovanni Versari, “Martian VooDoo” costruisce un linguaggio sonoro che mescola tradizione folk, sezioni strumentali immersive e una ricerca più contemporanea e libera.

Le canzoni raccontano microcosmi popolati da figure fragili, perdute e profondamente umane, dove gioie e dannazioni convivono dentro paesaggi emotivi spesso indefiniti. Il disco non segue una narrazione lineare, ma si muove per frammenti e capitoli, lasciando continuamente domande aperte a chi ascolta.

Ad aprire il viaggio è “Orione”, una sorta di preghiera pagana costruita su un accordo ossessivo che non esplode mai completamente, evocando la ricerca di qualcosa di più grande e irraggiungibile.

Con “Baciami comunque” i toni si fanno più delicati e malinconici: una ballad primaverile che racconta il silenzio emotivo di due persone incapaci ormai di comprendersi davvero.

Tra i momenti più intensi del disco c’è “Mastino”, unico featuring dell’album con Alessandro Alosi, storica voce de Il Pan del Diavolo. Un brano feroce e carnale che trasforma una vecchia favola in una storia di violenza, istinto e decadenza blues.

Il disco alterna continuamente dolcezza e oscurità. In “Fiat 127” una ninna nanna folk racconta un omicidio e la banalità del male, mentre “Captain Harlock” e “Scimmia Malcontenta nello Spazio Profondo” aprono paesaggi cosmici e surreali dove memoria, sogno e identità si confondono.

Uno dei brani centrali è “Laika”, che affronta il dolore collettivo della guerra senza rinunciare a una tensione vitale e umana. Tra groove ipnotici e immagini sospese, il pezzo riflette sulla capacità di resistere e restare vivi anche dentro il collasso del mondo.

A chiudere il disco arriva “Mi libererai”, una ballata folk-rock che riporta tutto verso una possibilità di salvezza. Percussioni etniche, chitarra portoghese e una lunga coda strumentale accompagnano un racconto sull’amore come forza capace di trasformare e tenere accesa la luce anche nei momenti più bui.

Nati tra le montagne della Valtellina, gli Scemodiguerra continuano così a costruire un immaginario personale e fuori dagli schemi, dove folk, cantautorato, surrealismo e visioni cinematografiche convivono dentro un suono ruvido, emotivo e profondamente narrativo.