Con “L’Angelo Custode”, Denise Battaglia torna a raccontare la sua Romagna attraverso un cantautorato intimo, spirituale e profondamente umano. Un EP che unisce folk, soul e scrittura d’autore per parlare di terra, semplicità e legami autentici. In questa intervista ci ha raccontato il rapporto con le sue radici, il significato di “Piero” e il modo in cui nasce la sua musica.
In “L’Angelo Custode” la Romagna non sembra soltanto uno sfondo, ma quasi una presenza viva: quanto il legame con la tua terra ha influenzato il modo in cui hai scritto questo EP?
“Il mio legame con questa terra è autentico. La scrittura nasce quasi sempre da ciò che questo luogo e la sua gente riescono a trasmettermi. Un vivere leggero e profondo allo stesso tempo.”
“Piero” nasce dalla figura di tuo nonno e dal rapporto con la terra: pensi che oggi esista ancora spazio per una spiritualità semplice e quotidiana come quella che racconti nel brano?
“Ne sono convinta. E credo ci sia un grande bisogno di tornare al semplice.”
Nel disco convivono cantautorato, folk, soul e momenti molto intimi: quando componi parti prima dalle immagini, dalle emozioni o dal suono?
“Parto sempre dal suono. Lui ha già dentro di sé le immagini che generano melodia e parole.”
In un momento storico in cui tutto sembra veloce e immediato, il tuo nuovo EP sceglie invece la lentezza, l’ascolto e la profondità: credi che oggi fare musica autentica significhi anche andare controcorrente?
“Io non mi sento controcorrente. Se la musica nasce da una reale urgenza di comunicare a sé e al prossimo, allora è autentica. Indipendentemente dal genere o dal linguaggio che utilizza.”


