C’è un modo di fare musica che non ha bisogno di rincorrere il rumore per lasciare il segno. Denise Battaglia appartiene a quella categoria di artisti che scelgono invece di scavare, lentamente, dentro le emozioni, nella memoria e nei legami più autentici. Con “L’Angelo Custode”, il nuovo EP in uscita il 15 maggio, la cantautrice e polistrumentista romagnola compie forse il passo più intimo e identitario del suo percorso artistico.
Il nuovo lavoro, pubblicato per Casadei Sonora, nasce come una vera e propria trilogia dedicata alla Romagna, non soltanto come luogo geografico ma come modo di vivere, sentire e attraversare il tempo. Un progetto che mette al centro la semplicità contadina, il rapporto con la terra e una spiritualità che si manifesta nei gesti quotidiani più che nelle parole solenni.
Già dai singoli che hanno anticipato l’uscita, “Vita” – cantato in dialetto romagnolo – e “Sei importante”, arricchito dalla presenza di Enrico Gabrielli, si percepiva il desiderio di Denise Battaglia di costruire uno spazio musicale sospeso tra folk, soul e cantautorato poetico. Ma è con “Piero”, brano d’apertura dell’EP, che il progetto trova il suo centro emotivo più profondo.
La canzone nasce infatti dalla figura del nonno dell’artista, contadino legato visceralmente alla terra, e diventa una riflessione sul divino attraverso la natura, il lavoro e la semplicità della vita rurale. Denise racconta di aver scritto il brano ispirandosi alle Georgiche di Virgilio e al bisogno di allontanarsi dall’idea di un “Dio padrone”, riscoprendo invece una spiritualità fatta di rispetto, cura e presenza quotidiana.
Ed è proprio qui che “L’Angelo Custode” riesce a distinguersi. Non è un EP nostalgico nel senso più semplice del termine, ma un lavoro che prova a riportare valore a ciò che oggi sembra invisibile: la lentezza, il silenzio, il contatto umano, la terra come memoria collettiva. In un tempo dominato dalla velocità, Denise Battaglia sceglie invece di rallentare e ascoltare.
Anche dal punto di vista sonoro il progetto si muove in maniera coerente con questa visione. Gli arrangiamenti, curati insieme a Michele Bruschi Kadesh presso il Golden Roots Studio, mantengono un equilibrio delicato tra essenzialità e profondità emotiva. Gli strumenti acustici, i fiati di Enrico Gabrielli, il contrabbasso e le percussioni costruiscono un paesaggio sonoro caldo e avvolgente, mai eccessivo, sempre al servizio della narrazione.
D’altronde Denise Battaglia ha sempre mostrato una scrittura profondamente legata alla letteratura, alla filosofia e alla mitologia, elementi che negli anni hanno reso il suo percorso artistico estremamente personale. Dai primi lavori fino a “Il Giullare”, passando per esperienze importanti come le aperture a Brunori Sas, Emma Nolde e la partecipazione al Barezzi Lab, la cantautrice romagnola ha costruito un’identità capace di unire ricerca musicale e sensibilità narrativa.
Con “L’Angelo Custode” questa identità sembra oggi trovare una forma ancora più nitida. Denise Battaglia non rincorre mode né sovrastrutture: preferisce affidarsi alla forza delle immagini, alla verità delle sue radici e a una musica che riesce ancora a essere umana, fragile e necessaria. E forse è proprio questo il dono più grande del suo nuovo EP: ricordarci che certe cose continuano a salvarci, anche nel silenzio.


