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Tra nostalgia urbana, nightlife e introspezione, “Nuda Proprietà” di Popa si muove come un racconto sospeso tra realtà e immaginazione. Scritto insieme al produttore e compositore Gaetano Scognamiglio, il disco attraversa l’Italia contemporanea osservandone le contraddizioni, i luoghi decadenti e i personaggi in bilico tra immobilità e cambiamento.

Con una struttura quasi cinematografica, l’album alterna momenti intimi e aperture luminose, lasciando emergere temi come solitudine, desiderio, trasformazione e bisogno di leggerezza. In questa intervista POPA racconta la nascita del progetto, il rapporto con Milano e la volontà di trasformare la musica in uno spazio collettivo di riflessione emotiva.

“Nuda Proprietà” si presenta come un vero e proprio racconto in due atti: quanto è stato importante per te costruire un album con una struttura così narrativa e cinematografica?

“L’album è stato scritto insieme al produttore e compositore Gaetano Scognamiglio, semplicemente osservando la vita day by day nell’Italia contemporanea, ma allo stesso tempo decadente nei suoi luoghi e nei suoi personaggi sospesi nel tempo. È un mondo che va avanti ma che, in qualche modo, resta fermo.

Solo alla fine, quando il disco era completato, riascoltandolo ho capito in modo molto naturale che tutto aveva preso la forma di una narrativa: le note, gli arrangiamenti, i racconti. Quasi come un film che parla di sensazioni, viaggi, ritmi e stagionalità della propria vita.

Dentro questo album parlo di intimità, solitudine, ma anche di eccitazione, condivisione e gioia di vivere. Il disco si conclude con “Tre settimane da raccontare”, un omaggio a Fred Bongusto, come fosse un ultimo capitolo che dice: ‘E noi cantiamo la nostra canzone che mai finirà’.”

Nel disco Milano diventa quasi un personaggio: che ruolo ha la città nel definire l’identità e le dinamiche che racconti?

“Milano per me è un luogo dove, anche quando sei fermo, senti di essere in movimento, in un cambiamento costante. Non sai mai cosa ti aspetta domani.

Mi piace guardare questa città — e anche l’Italia in generale — con occhi sempre un po’ sognanti. Non so se dipenda dal fatto che non sono italiana, ma sento che, nonostante tutti gli anni vissuti qui, non ne tocco mai davvero il fondo. È casa mia, ma allo stesso tempo anche no.

Sento che, quando le cose diventano difficili, posso sempre partire e poi ritornare. Trovo sempre ispirazione, c’è sempre qualcosa che mi sorprende e mi spinge a immaginare oltre ciò che è definito, oltre i cliché, oltre i problemi e la negatività.

È una sensazione di appartenenza, ma mai totale. Vorrei vivere questa città con leggerezza. Più che una città, Milano per me è un linguaggio.”

Il progetto oscilla tra dimensione intima e nightlife: quanto è stato naturale per te raccontare questo passaggio dal “restare” al “lasciarsi andare”?

“Tutto il progetto nasce da una semplice osservazione quotidiana. È stato un processo molto naturale: le parole e le note sono uscite spontaneamente, sentite con tutto il cuore, senza un obiettivo preciso o un’ambizione particolare. It’s just the way I feel, it is what I dream about.”

“Nuda Proprietà” affronta temi come solitudine, desiderio e trasformazione: pensi che oggi la musica possa ancora essere uno spazio di riflessione collettiva su questi aspetti?

“Penso assolutamente di sì. La musica è sempre stata, e sempre sarà, uno specchio di ciò che siamo.

‘Nuda Proprietà’ analizza nel dettaglio il presente, questa sospensione esistenziale tra il passato e un futuro immaginario. Però, ovviamente, sempre con un tocco di leggerezza.”