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“Mi Sveglio” è un EP breve ma densissimo, che rifiuta qualsiasi forma di intrattenimento passivo. I DISH-IS-NEIN costruiscono un percorso che parte dall’individuo e si espande verso una dimensione collettiva sempre più fragile.

La title track è un manifesto esistenziale: il linguaggio è simbolico, quasi astratto, ma colpisce con precisione chirurgica. Non ci sono vie d’uscita facili, solo consapevolezza. Le due riletture, invece, scavano nella memoria storica della band madre, restituendo brani che oggi suonano ancora più attuali, come se il tempo non avesse fatto altro che amplificarne il senso.

L’EP si chiude senza risolvere nulla, ed è forse questo il suo pregio maggiore. Non cerca di rassicurare, non prova a indicare una strada. Si limita a mettere l’ascoltatore davanti a uno specchio. E non è detto che piaccia ciò che si vede.

“Mi Sveglio” sembra raccontare un risveglio senza liberazione: cosa significa per voi oggi “prendere coscienza”? 

Ciao, e grazie davvero per lo spazio che ci concedete su meiweb. In realtà il titolo è una sorta di “ossimoro voluto” perché oggi, dal mio personale punto di vista, risveglio equivale ad un’esposizione al vuoto; svegliarsi quindi, più che presa di coscienza, diventa strappo, una frattura irreversibile. A volte, con un sentimento che rasenta l’egoismo, mi viene da pensare che piuttosto che svegliarsi sarebbe stato meglio cullarsi nel sonno di un passato che, pur nelle evidenti storture e contraddizioni, rispondeva a logiche tutto sommato riconoscibili.

 

Come avete lavorato sulla title track per renderla così simbolica e aperta all’interpretazione? 

Nella scrittura del testo ho volutamente cercato di andare un po’ controcorrente rispetto agli stilemi che hanno da sempre caratterizzato le tematiche trattate nei testi dei Disciplinatha prima e Dish Is Nein poi, caratterizzati da un simbolismo piuttosto aggressivo, “in faccia”. Volevamo essere lo specchio di un cortocircuito globale, vomitando le contraddizioni di un mondo (quello occidentale in primis), in caduta libera, verso la propria implosione. Oggi, purtroppo le cose non sono migliorare, anzi, la corsa verso l’oblio procede sempre più spedita, ma nasce in me una consapevolezza differente: se qualcosa deve cambiare questo cambiamento può essere solo il frutto di una presa di coscienza individuale in primis, e che si fa collettiva poi. È tempo che la gente si fermi e rifletta … per davvero. Da qui l’idea di un testo che lasciasse “spazio” per questo tipo di “profilassi”. 

 

In che modo l’eredità dei Disciplinatha entra nel progetto senza diventare nostalgia?

Guarda, Disciplinatha, soprattutto nei primi anni della propria storia, è stata un’esperienza talmente forte, coinvolgente e massimizzante per le nostre vite, che inevitabilmente ha lasciato una traccia profonda. Ma non parlo ne penso né tantomeno agisco mai in modo nostalgico. Fiero di quanto ho combinato in passato con i miei “compagni di viaggio” ma concentrato e proteso con tutte le mie energie verso nuovi progetti, con Roberta e Justin Bennet. A breve inizieremo a lavorare ad un nuovo album che vorremmo fosse pronto il prossimo anno.

 

“I Valori della Crisi” oggi suona ancora più attuale: cosa vi colpisce di più di questo brano rileggendolo oggi?

Colpisce il fatto che la storia si sia incartata su sé stessa, che l’uomo, pedissequamente, sia totalmente incapace di imparare dai propri errori, colpisce che, una volta toccato il fondo, si continui a scavare con forza, incuranti del baratro che stiamo costruendo da tempo con le nostre mani. Preoccupante? Certo che lo è!

 

Quanto è importante per voi lasciare spazio alle domande invece che dare risposte?

Come ho avuto modo di dire anche in altre interviste, pur cercando di non ripetermi su concetti già espressi, Dish-Is-Nein oggi come Disciplinatha tempo fa, rappresenta uno specchio, un black mirror, prendendo in prestito il nome di una serie tv di successo quanto geniale nella sua visionarietà. Assorbiamo e rigettiamo le contraddizioni di un mondo in piena devoluzione. Tuttavia, non volendo ergersi a detentori di realtà assolute, preferiamo lasciare l’interpretazione del nostro lavoro a chi vorrà fruirne

 

Che tipo di ascolto richiede questo EP secondo voi?

Con il volume a stecca … ed il neurone collegato 😅