Skip to main content

C’è una parola, Heimweh, che racchiude una malinconia difficile da tradurre. Non è solo nostalgia di un luogo, ma di una versione di sé, di qualcosa che è stato o che forse non è mai esistito davvero. I Noona partono da qui per costruire il loro EP: un viaggio sonoro che attraversa memoria, amore e inquietudine, muovendosi tra atmosfere shoegaze e derive post-punk.

Li abbiamo intervistati per entrare dentro questo mondo sospeso, dove il passato non è mai davvero passato.


Heimweh è una nostalgia che non riguarda solo un luogo, ma anche una versione di sé: cosa state cercando davvero dentro questo EP?

Heimweh coinvolge tutto ciò che è nostalgia. In questo EP, però, abbiamo scelto di concentrarla soprattutto nel suono. Da quando abbiamo iniziato a scriverlo fino alla registrazione, eravamo ancora molto legati a sonorità che richiamano il passato, in particolare gli anni ’90. Non volevamo necessariamente innovare, ma piuttosto tradurre quelle vibrazioni nel presente. Anche la scelta di registrare su nastro e poi digitalizzare va in questa direzione, richiamando una sorta di “retromania”. Allo stesso tempo, però, il disco abbraccia ogni forma possibile di nostalgia.


Nel disco convivono amore, perdita e dipendenza: quanto per voi l’amore è rifugio e quanto invece è qualcosa che destabilizza?

È entrambe le cose. Rifugio e destabilizzazione, senza distinzione netta.


Tra shoegaze e post-punk costruite un suono molto atmosferico: quanto è importante per voi creare uno spazio emotivo prima ancora che raccontare una storia?

È fondamentale. Senza uno spazio emotivo preesistente, la storia non esisterebbe nemmeno. Quando si crea quella dimensione, tutto il resto arriva in modo naturale.


L’EP si chiude con Softer, Lasting, che sembra più un inizio che una fine: in che punto del vostro percorso sentite di essere oggi?

È esattamente più un inizio che una fine. L’abbiamo scelta come ultima traccia proprio per questo: anche quando il disco finisce, in realtà qualcosa sta iniziando. E quel “qualcosa” è ciò che stiamo costruendo ancora oggi. Non abbiamo mai smesso di scrivere, siamo in continuo flusso. Ultimamente ci stiamo muovendo verso sonorità più post-punk, senza dimenticare le nostre radici. Seguiamo molto l’istinto: se qualcosa ci sembra giusto, la facciamo. Ormai ci fidiamo sempre di più di questa sensazione.