In un tempo che corre, che consuma e dimentica, fermarsi diventa un gesto radicale.
È da qui che prende forma il progetto di Morgan Icardi, un lavoro che ruota attorno alle Goldberg Variations e a una domanda semplice ma decisiva: come si abita davvero il tempo?
Non una rilettura, ma un attraversamento.
Non una risposta, ma un posizionamento.
INTERVISTA
Suonare le Goldberg oggi è un atto di resistenza: cosa significa per te “abitare il tempo”?
Suonare le Goldberg Variations oggi significa sottrarsi a una logica di consumo rapido. “Abitare il tempo” per me è proprio questo: non attraversarlo, ma restarci dentro. È un atto di resistenza perché richiede concentrazione, durata, ascolto profondo. Quando suono, cerco di trasformare il tempo in uno spazio concreto, quasi fisico, in cui ogni variazione non è un passaggio, ma un luogo da vivere fino in fondo.
Quando le esegui, ti senti interprete o parte di un sistema che cambia continuamente?
Mi sento più vicino alla seconda idea. Le Goldberg funzionano come un sistema in trasformazione continua: ogni variazione nasce da una struttura comune, ma la ridefinisce ogni volta. In questo senso, l’interprete non è solo qualcuno che “esegue”, ma parte integrante di un processo dinamico. Il mio ruolo è entrare in questo sistema e renderlo vivo nel momento dell’esecuzione, accettando che non sia mai qualcosa di definitivo.
Dopo Glenn Gould, come si trova ancora una voce personale?
Il confronto con Glenn Gould è inevitabile, ma non deve diventare un limite. La sua interpretazione ha aperto una possibilità, non l’ha chiusa. Trovare una voce personale oggi significa non cercare di differenziarsi in modo superficiale, ma andare in profondità nel proprio rapporto con la musica. È una questione di necessità: capire cosa questa musica significa per te, oggi, e lasciare che sia quella urgenza a guidare l’interpretazione.
Questo disco parla anche della tua generazione: che rapporto abbiamo oggi con il tempo?
Credo che la mia generazione abbia un rapporto complesso con il tempo, spesso frammentato e accelerato. Siamo abituati a una continua sovrapposizione di stimoli, che rende difficile soffermarsi davvero sulle cose. Questo disco nasce anche come reazione a questa condizione: è un invito a recuperare una dimensione più lenta e consapevole. Non come nostalgia, ma come possibilità concreta di vivere il tempo in modo diverso, più profondo e meno dispersivo.
Il progetto di Morgan Icardi non cerca di attualizzare a tutti i costi.
Fa qualcosa di più difficile: si oppone.
Alle velocità imposte.
Alla distrazione continua.
Alla superficialità dell’ascolto.
Le Goldberg Variations diventano così uno spazio da abitare, non da attraversare.
Un invito a rallentare, ma soprattutto a restare.
Perché forse, oggi, il vero gesto contemporaneo è proprio questo:
non scappare dal tempo, ma imparare a viverlo davvero.




