Azzurra Buccolerio, ovvero Nebüla… per Nos Records esce questo suo nuovo disco che davvero meriterebbe il posto di manifesto per quanto si deve parlare della libertà nella nuova produzione italiana. “Urobori” che vede la produzione di Giovanni Calella, sfoggia ricami decisamente densi di istinto ed urgenza, dentro cui lo shoegaze e il dream pop disegnano scenari distopici, apocalittici, la new wave in un futuro di mille forme e abitudini diverse. Da Tokyo a Berlino passando per le tecnologie inglesi e perché no, anche dentro timide abitudini tutte nostrane…
“Urobori”: cos’è di preciso? Una trasformazione? Dal suono che danza in mille forme sembra davvero una continua ricerca…
Rappresenta due serpenti che si inglobano uno nell’altro, trasfigurano la ciclicità in tutte le sue forme.
Che rapporto hai con l’inevitabile? Per ricollegarsi al concetto di ricerca… come per sfuggire al tracciato imposto…
Sfuggire al tracciato imposto… molte persone c’hanno detto siete davvero bravi ma nessuna di quelle nel loro piccolo ecosistema, in cui sono “potenti” c’hanno aiutato davvero a portare in Italia e fuori questo Ep. Io sfuggo da ciò che viene imposto dalla discografia italiana e ne pago le conseguenze.
Che poi pensando alla tua terra che tanto “cade” dentro questo disco… ma non nei suoni e nei modi sbaglio? Sembra una rivoluzione pensando alle radici… vero?
Ognuno di noi immagina diversamente i ricordi in “suoni”. Io in “Deriva” la immagino nella memoria come sinfonie dettate dai rumori del mare dei grilli la notte ad esempio. Nella parte terminale del pezzo andiamo in 6/8 simulando un terzinato stile pizzica ma è ben nascosto.
E a tal proposito ascolto “Deriva”…esiste secondo il luogo che ci configura, ci riconosce, ci custodisce in pieno? O cambiamo a seconda del luogo?
Deriva è la ricerca di una “casa” ma le radici prima o poi invecchiando ci richiamano al luogo di nascita. La casa penso sia dove ci sentiamo “accettati“ sinceri. E non sempre coincide con la tua famiglia di consanguinei.
Bella questa copertina… c’è tanto di distopico… di cosa parliamo?
Dato che l’ep parla di cicli di rinascita ho pensato alla mia amica che è morta quest’anno, la mia Giulia, un dolore forte che può rinascere in altro. Il disegno in nero è il diagramma della voce di Giulia nei pochi messaggi vocali che mi sono rimasti. Mi manca tanto. Spero rinasca in un animale libero da queste tenaglie sociali.
Un video per questo lavoro visionario?
Per ora, detto tra noi 🤣 dato che è autoprodotto e non sono ricca, non ci sono soldi!!
Un bacio ciao ragazzi del Mei.




