C’è qualcosa di magnetico in “Malanoche”, il debutto originale dei Poster Shop, fuori dal 17 aprile. Un brano che non si limita a presentare una band, ma ne definisce subito l’identità: sospesa tra scrittura d’autore e un’estetica sonora contemporanea, capace di mescolare groove, funky e synth pop con naturalezza.
Dopo essersi fatti notare con rivisitazioni di classici italiani, i Poster Shop fanno un passo decisivo con un pezzo che suona fresco ma già sorprendentemente maturo. “Malanoche” è costruita su un ritmo trascinante, di quelli che ti catturano subito e ti portano in pista, ma sotto la superficie si muove qualcosa di più profondo. Il testo, infatti, si prende il suo spazio e lo fa con ambizione: immagini vivide, riferimenti pop e una narrazione che oscilla tra sogno e inquietudine.
Il viaggio raccontato è frenetico, quasi febbrile. Si passa da suggestioni glamour — tra Florida, Havana, gin tonic e notti latine — a un senso crescente di disagio, come se tutta quell’energia fosse solo una maschera. I richiami a icone come Michael Jackson o a figure disturbanti come Hannibal contribuiscono a creare un immaginario stratificato, in bilico tra festa e fuga.
E proprio qui sta il punto più interessante del brano: la tensione costante tra euforia e claustrofobia. L’immagine finale del protagonista “chiuso in una scatola”, che urla per essere liberato, ribalta completamente la prospettiva. Quella che sembrava un’ascesa — un viaggio “in orbita” — si rivela invece una fuga da sé stessi, un movimento circolare più che una vera liberazione.
Musicalmente, la band dimostra una buona consapevolezza dei propri mezzi. Il sound è curato, dinamico, e riesce a sostenere il doppio livello del brano: quello più immediato, ballabile, e quello più introspettivo. Il risultato è una traccia che funziona sia al primo ascolto sia nei successivi, quando emergono dettagli e sfumature.
Malanoche è quindi un esordio convincente, che lascia intuire un progetto con direzione e personalità. Se questo è l’anticipo del loro primo EP previsto per il 2026, c’è motivo di tenere i Poster Shop sotto osservazione: hanno già dimostrato di saper far muovere il corpo, ma anche di voler dire qualcosa che resta.
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