Dal 17 aprile è disponibile “Cattivi Praticanti”, il primo album in studio del cantautore abruzzese Ianez.
Un lavoro che non prova ad addolcire la realtà, ma la osserva per quello che è: frammentata, contraddittoria, spesso difficile da decifrare.
Il disco nasce come una vera e propria mappa del presente.
Dentro ci sono crepe sociali, tensioni politiche e fragilità emotive, raccontate con uno sguardo lucido e mai consolatorio.
Musicalmente il progetto si muove in uno spazio ibrido: cantautorato, elettronica, rock e spoken word convivono senza cercare una forma unica, ma seguendo il senso dei brani.
Prodotto e masterizzato da Satellite Rec di Fabio Tumini, l’album raccoglie anche alcuni singoli usciti negli ultimi anni, qui ripensati insieme all’inedito che dà il titolo al disco.
“Cattivi Praticanti” è un lavoro che si muove tra due direzioni.
Da una parte c’è un attacco diretto all’opinionismo contemporaneo, alla superficialità dei social e a un certo moralismo automatico.
Dall’altra emergono momenti più intimi, dove il racconto si sposta sulle relazioni, sulle dipendenze affettive e su quella sensazione di restare incastrati dentro le cose.
La title track rappresenta il punto di rottura del progetto.
È il momento in cui chi resta ai margini smette di essere definito e prende coscienza.
Un passaggio che nel videoclip — ideato e realizzato dallo stesso Ianez — diventa ancora più evidente: i corpi si trasformano in simboli, intercambiabili, dentro un sistema che sembra già interiorizzato.
Non c’è una soluzione, e non c’è una morale.
Lo stesso Ianez lo dice chiaramente: il disco non cerca redenzione.
Resta nei dubbi, nelle domande, in quelle parole che non chiedono il permesso per essere dette.
E forse è proprio lì che trova il suo senso.




