Gintsugi è un progetto artistico che si muove tra art-pop e stratificazioni elettroniche analogiche, costruendo un linguaggio sonoro che rifugge definizioni rigide e si sviluppa piuttosto come un processo in continua mutazione. Definita dalla stampa internazionale come portatrice di una “intossicante malinconia decadente, punteggiata da lampi di ironia e vitalità”, l’artista ha progressivamente consolidato una poetica basata sull’equilibrio instabile tra controllo e cedimento, struttura e disgregazione, forma e intuizione. Dopo un primo EP omonimo prodotto da Victor Van Vugt e un album realizzato insieme a Beautiful Losers Records, Gintsugi ha portato la propria ricerca tra Italia, Francia, Svizzera e Germania, costruendo una dimensione performativa che si intreccia costantemente con quella compositiva.
Il nuovo singolo Stranger, realizzato in collaborazione con Beautiful Losers e NOS Records, rappresenta il primo tassello di un percorso che culminerà nell’EP Strangers, in uscita nell’autunno 2026 e registrato tra Italia e Francia. Il brano si impone fin da subito come una costruzione ipnotica, una struttura che si ripete e si trasforma senza mai stabilizzarsi completamente, come se la sua identità fosse sempre in fase di ridefinizione. Non si tratta di una semplice apertura verso un nuovo capitolo discografico, ma di una dichiarazione estetica che mette in discussione l’idea stessa di “forma canzone” come elemento concluso e autosufficiente.
Al centro di Stranger si trova un’idea di estraneità interna, non legata a un altrove geografico o narrativo, ma a una frattura percettiva che riguarda la relazione con sé stessi. Il brano sembra interrogare quella zona liminale in cui il pensiero perde il suo controllo ordinario e lascia emergere impulsi difficili da nominare, spesso riassunti in espressioni come “non so cosa mi sia preso”. È in questo spazio che la musica di Gintsugi costruisce il proprio nucleo emotivo: un territorio instabile, ma profondamente vitale, dove ciò che è socialmente non codificato diventa materia espressiva.
La produzione, curata insieme a Maurizio Sarnicola presso Goldmine Records nel Cilento, si sviluppa interamente in analogico, scelta che non riguarda soltanto la resa sonora ma l’intero impianto concettuale del progetto. Anche la dimensione visiva, affidata alla fotografia di Sonia Martina e al lyric video che accompagna l’uscita, partecipa a questa tensione tra naturale e artificiale, tra definito e indefinito. In Stranger, ogni elemento sembra inserirsi in un sistema aperto, dove la canzone non coincide con un prodotto finito, ma con una fase di passaggio.
Stranger arriva come primo tassello del nuovo EP: quanto è stato naturale scegliere proprio questo brano per aprire il percorso?
Il nuovo EP si chiama proprio Strangers ed in ognuno dei brani c’è un aspetto diverso di ciò che chiamo “straniero”, incontrato in sé stessi o negli altri. Intendo lo straniero come quella parte di sé o di altri disturbante, che non “entra” facilmente nella struttura adulta della persona. Le paure immotivate o irrazionali per esempio, oppure l’incontro con una persona che nell’intimità svela parti di sé che non corrispondono alla propria facciata pubblica. In tutto l’EP si cerca di osservare, di comprendere, di accettare ed integrare questi “stranieri”. Quindi Stranger sembrava l’incipit perfetto.
C’è una componente molto fisica nella canzone, quasi ritmica: parti dal corpo o dal suono quando scrivi?
Dipende, ma nel caso di questa canzone è stato tutto molto viscerale ed immediato, come se la canzone non l’avessi creata io ma fosse già lì, nell’aria.
Il lyric video espone il testo in modo diretto: è un modo per togliere ambiguità o per amplificarla?
Mi sono divertita a giocare sui ritmi delle parole, più che altro. Forse amplifica l’ambiguità, c’è un aspetto giocoso nella canzone, nonostante il testo sia di fatto piuttosto oscuro.
Nel brano sembra esserci un dialogo interno continuo: scrivere è un modo per chiarire o per complicare le cose?
Il brano ha proprio una struttura tripartita, l’elemento disturbante viene all’inizio rifiutato con paura, perché non rientra nell’ordine delle cose; poi viene attirato a sé, e poi ci sono due strade : “come away” potrebbe essere “vieni via con me” oppure “vieni, vai via” che è un messaggio contraddittorio. Questa apertura è volontaria. Questa non è una canzone risolta, è una canzone che parla di una relazione con una situazione in cui ci si sta bruciando, ma allo stesso tempo da cui non si può fare a meno di essere attirata. Scrivere non credo semplifichi o complichi, penso che porti alla luce, ad osservare le cose come stanno, come potrebbe essere in una meditazione.
Hai avuto la sensazione, lavorandoci, che il pezzo stesse prendendo una direzione autonoma rispetto alle tue intenzioni iniziali?
Ci sono sicuramente degli elementi nella scrittura, dei riferimenti che sono arrivati dopo, nella musica sicuramente delle ispirazioni da alcuni primi brani di Nick Cave (ed anche una piccola citazione di uno in particolare) e Iggy Pop; nella scrittura come nel video, il fuoco è chiaramente una citazione Lynchiana.
Questo singolo ti rappresenta per quello che sei ora o anche per quello che stai diventando?
Per quello che sono e che a volte non vorrei essere, non ho visione di ciò che sto diventando ma credo che mi sorprenderò fortunatamente da sola.




