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Ci sono percorsi artistici che nascono da un’urgenza. Non da una scelta, ma da una necessità. È da qui che prende forma BLACK, un progetto che affonda le sue radici in un momento di rottura profonda.

Prima, per l’artista, la musica era istinto: gli anni dell’adolescenza, la chitarra, un rapporto naturale e spontaneo con il suono. Poi qualcosa cambia. La malattia segna un punto di frattura, interrompe quel flusso e apre uno spazio nuovo, più difficile da abitare.

È proprio in quel vuoto che nasce BLACK.

Il nero, in questo progetto, non è estetica ma sostanza. È il colore del dolore, quello che spesso resta senza nome, che si percepisce ma non si riesce a raccontare. La musica diventa allora l’unico strumento possibile per trasformarlo, per renderlo condivisibile.

BLACK si muove tra sonorità dark e spoken rap, costruendo un linguaggio essenziale ma potente. Non c’è sovrastruttura, non c’è ricerca di esposizione: il volto nascosto, la presenza trattenuta, la comunicazione ridotta all’osso sono parte integrante del progetto. Non un’immagine, ma una scelta coerente con ciò che rappresenta.

Al centro c’è un’identità che si costruisce lentamente, nel tempo. Un lavoro durato oltre due anni, alla ricerca di uno spazio personale che nel panorama italiano resta ancora poco esplorato: una zona liminale, sospesa, dove la musica diventa esperienza più che racconto.

Il primo capitolo si apre con il brano “Black”, che introduce l’immaginario del progetto. La storia è quella di un uomo chiuso in una cella, senza spiegazioni, immerso in un tempo che si dilata e in un silenzio che diventa presenza.

Da quella solitudine emerge qualcosa. Un’ombra, un alter ego, che prende forma lentamente. È il dolore che si materializza, che smette di essere invisibile e diventa identità.

È in quel momento che nasce BLACK.

La tensione cresce fino a diventare quasi tangibile, fino a quando, improvvisamente, si apre uno spiraglio. Una luce filtra, le porte si sbloccano. Esiste una via d’uscita.

Ma chi esce da quella cella non è più lo stesso.

Il dolore non scompare. Si trasforma.
Prende un nome.
Diventa reale.