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C’è una linea sottile che separa il bisogno di proteggersi dal desiderio di lasciarsi andare, e Biguan sembra muoversi proprio lì, in quello spazio fragile e autentico. Con “Mai da me”, il cantautore del Mugello firma un brano viscerale, che affonda le radici nell’esperienza personale ma riesce a parlare a chiunque abbia conosciuto l’instabilità dei sentimenti. Tra scrittura cantautorale e attitudine rap, il suo percorso continua a evolversi, trovando nuove forme senza perdere intensità. In questa intervista, Biguan racconta la genesi del singolo, il rapporto con la scena, il lavoro in studio e la direzione di un progetto che si preannuncia profondamente personale.

Intervista

  1. “Mai da me” sembra muoversi tra rifiuto e affermazione personale: quanto c’è di autobiografico in questo brano e quanto invece nasce dall’osservazione di dinamiche relazionali o sociali che ti circondano?

Ad essere sincero questo brano è prettamente autobiografico, come quasi tutte le mie canzoni. Per certi versi è sicuramente una debolezza, per altri magari è un punto di forza. Però raccontare quello che vivo in prima persona e ciò che provo è quello che mi riesce meglio, anche se a volte scavare così nel profondo è doloroso. Nel periodo in cui ho scritto “mai da me” stavo vivendo una certa situazione che mi ha portato a scrivere di getto la traccia, è nata in maniera molto naturale ed ho capito subito che sarebbe stato buono puntarci, mi è piaciuta fin da subito.
D’altro canto credo che qualsiasi persona che ascolti il pezzo ci si possa in qualche modo rivedere perché descrive dinamiche sentimentali che ognuno di noi può vivere. E infatti i feedback che mi sono arrivati fino ad ora sono più che positivi.

  1. Nel tuo percorso hai sempre tenuto insieme scrittura cantautorale e attitudine rap: in questo singolo come hai lavorato su questo equilibrio? È qualcosa che ti viene naturale o è frutto di una ricerca precisa nel tempo?

Io sono cresciuto con il rap, per anni ho ascoltato tantissimo rap e i miei artisti e punti di riferimento facevano parte di quel genere. Con il passare del tempo ho variato un po’ i miei ascolti e mi sono avvicinato ad altri tipi di sonorità, ho capito che raccontarmi in un’altra maniera e poi, anche grazie agli incontri che ho fatto, soprattutto con il legame che si è creato con Qwite, il ragazzo che mi produce, ho iniziato a sperimentare e a creare un nuovo tipo di sound. Penso di essere a un buon punto della mia creazione ma so che continuando a lavorare sodo potrò raggiungere livelli ancora più alti.

  1. La scena fiorentina negli ultimi anni ha mostrato diverse sfaccettature: che rapporto hai con gli altri artisti del territorio? Ti senti parte di una “scena” o vivi il tuo percorso in modo più indipendente?

Io vengo dal Mugello, da un paesino sperduto nella provincia di Firenze, quindi per me non è mai stato facile riuscire ad uscire da questa valle ed arrivare a gente al di fuori della mia zona. Anni fa ho fatto un disco con un sacco di amici e artisti del territorio, ci trovavamo molto spesso tutti insieme in studio, ora questa cosa l’ho un po’ persa. I miei racconti sono sempre molto personali e spesso preferisco lavorare alle tracce senza avvalermi di nessuna collaborazione, anche se in cantiere ho un progetto a cui tengo molto con un grande amico. Lo sentirete presto 🙂
Detto questo, anche grazie alle tracce che pubblicherò da qui ai prossimi mesi, spero di ampliare il mio bacino di ascolti ed arrivare anche alle orecchie di più artisti, sono aperto a nuove collaborazioni, voglio mettermi in gioco in più possibile e conoscere nuove persone, penso che ciò sia molto stimolante anche per la mia scrittura.

  1. A livello di produzione, il brano ha un’identità sonora piuttosto definita: com’è nato il lavoro in studio? Hai collaborato con qualcuno in particolare o hai costruito il pezzo in modo più solitario?

Il brano è nato in maniera davvero molto spontanea, mesi fa, nel periodo di Natale, mi sono chiuso per una settimana con Qwite in una casa sul mare per lavorare a diverse tracce che avevamo in cantiere. La prima sera, mentre stavamo ancora sistemando i bagagli e montando il nostro home studio, Qwite ha iniziato a lavorare su un giro di chitarra che ci ha colpito fin da subito. La mattina dopo appena svegli ci siamo buttati su questo nuovo progetto ed è così che è nata “mai da me”. Mentre Qwite suonava io ho iniziato a scrivere e tutto è nato in maniera super naturale. Anche la location, che ci offriva un bellissimo scorcio del mare in inverno, ci ha sicuramente aiutato, ricordo che eravamo molto ispirati e così nel giro di mezza giornata la traccia era praticamente pronta.

  1. Il titolo “Mai da me” implica un confine, quasi una linea che non vuoi più oltrepassare: è qualcosa che hai maturato recentemente o è un tema che ti accompagna da tempo anche al di fuori della musica?

“Mai da me” è un grido d’amore disperato, più che una linea che non voglio oltrepassare, descrive un continuo avanti ed indietro, un continuo tira e molla amoroso che fa diventare pazzi. Nella prima strofa scrivo: “a volte splendo come il sole a volte sono buio pesto, corro sempre lì da te no non ci rifletto, mi chiedo poi perché ci ricasco e perdo”, descrivendo un amore conflittuale, l’indecisione e l’insicurezza provata in un rapporto.
Perché si può anche mentire a se stessi e far finta di non provare niente per non ferire e non essere feriti, ma amare fa parte di noi e della nostra natura, a volte può essere doloroso ma è inevitabile.
“So che sarà un rischio” ma questo rischio me lo voglio prendere, meglio tentare e mettersi in gioco che non provare affatto.

  1. Guardando al tuo percorso, questo singolo sembra inserirsi in una narrazione più ampia: è parte di un progetto più grande o lo vivi come un episodio a sé? E in che direzione pensi possa portarti, anche in relazione al pubblico che ti segue?

Questo singolo non è altro che un pezzo di un puzzle, una parte di un racconto più ampio. Negli ultimi mesi ho sentito sempre più forte la necessità di scrivere, volevo lavorare ad un nuovo progetto che avesse sonorità indie. In ordine cronologico, “mai da me” è l’ultimo tassello, prima di questo ce ne sono altri che arriveranno a breve. Anche se è uno degli ultimi pezzi che ho scritto, volevo che fosse il primo ad essere rilasciato, ricordo di esserne stato convinto fin dai primissimi ascolti. È l’inizio di una storia e non vedo l’ora di farvi ascoltare tutto questo mio nuovo racconto.
Non so tutto questo dove mi porterà, è difficile dirlo, ma so che sono soddisfatto di ciò che abbiamo creato e non ero mai stato così sicuro nel far uscire mie canzoni. Ci ho messo tutto me stesso e penso che ascoltando il progetto si sentirà. Ripeto, a volte è difficile mettersi così tanto a nudo ma ho voluto farlo e ne sono felice.
Tempo fa scrissi “infondo c’è la luce solo se apri il frigo”, e finalmente penso di averlo fatto davvero: ho scavato nel mio io, nella mia parte più buia e spero che ciò possa portare luce a tanta gente che mi ascolterà.