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Nel raccontare “Nuova Tempesta”, il primo album dei The Naked One, non si può prescindere dal percorso umano e artistico che ha portato la band fino a qui. Un cammino fatto di cambiamenti, ostacoli e momenti in cui tutto sembrava sul punto di crollare, ma anche di una determinazione ostinata a restare uniti e continuare a suonare. In questa intervista, il frontman Eros Lapadula ripercorre con noi la lunga gestazione del disco e riflette su come le difficoltà personali, la pandemia e le perdite abbiano profondamente influenzato il suono e l’identità emotiva del progetto. 

 

Ne emerge il ritratto sincero di una band che ha trasformato la fragilità in forza creativa, trovando nella musica non tanto un rifugio, quanto uno sfogo necessario per andare avanti.

 

Nel corso del tempo ci sono stati molti momenti in cui tutto sembrava sul punto di crollare. Come si continua a creare quando tutto il resto sembra schiacciarti?

 

Riferendomi strettamente al primo periodo legato alla scrittura musicale, testuale e melodica del disco e stando alla mia esperienza, quando tutto sembra sul punto di crollare direi che semplicemente non si crea, bensì si raccolgono i cocci, si tamponano i danni, si lavora per rimanere uniti per poter ricostruire e poi ricominciare a creare e poter tornare a fare quello che ci fa stare bene, ovvero suonare insieme. Purtroppo, è proprio per tutti i momenti in cui tutto sembrava sul punto di crollare che la scrittura di questo disco e la nostra conseguente maturazione si è protratta tanto nel tempo ma forse, col senno di poi, è proprio il tempo che dobbiamo ringraziare per essere in qualche modo giunti ora a questo traguardo così importante per noi.

 

Quanto gli eventi degli ultimi anni hanno influito sul sound o sul tono emotivo del disco?

 

Secondo me in realtà tantissimo! Non posso fare a meno di considerare questo progetto discografico come il “figlio legittimo” degli eventi che segnarono il periodo storico che dal 2020 ci ha portati fino ad oggi.

Seppure infatti la scrittura dei primissimi proto-brani dell’album risalga al 2018, ritengo che soprattutto la pandemia abbia giocato un ruolo fondamentale sul tono emotivo dei testi, per lo più scritti durante e dopo quel periodo.

Poi va anche detto che la malinconia delle melodie di questo sentimental affonda probabilmente le sue radici nel nostro passato post hardcore/metalcore o comunque nel mondo emo in generale, che negli anni ci ha in qualche modo cresciuti chi più e chi meno, ma anche nel pop odierno a cui ora ci riferiamo.

Quindi la malinconia che naturalmente permea la nostra musica d’insieme è sicuramente da imputare alle nostre influenze musicali del passato ma con uno sguardo attento anche a questo periodo storico nonché al mondo che ci circonda.

 

La musica per voi è stata più rifugio o sfogo durante questo periodo?

 

Cercando di parlare anche a nome degli altri mi verrebbe da dire che sia stata più uno sfogo. Anche perché già da tempo in questa nuova formazione si era venuta a sviluppare una nuova comune esigenza espressiva e i tempi bui in cui il mondo versava ritengo non abbiano fatto altro che fornire una sorta di valore aggiunto alla forma e al gusto che la nostra nuova musica ha assunto.

 

Avete mai pensato di rimandare o cambiare direzione al progetto?

 

Cambiare direzione penso che l’abbiamo già fatto abbondantemente, seppure in totale naturalezza e sperimentando nella direzione delle nostre nuove esigenze.

Per quanto riguarda rimandare invece, dipende quale periodo avverso si prende in esame. Per esempio, nella prima fase di scrittura ci siamo trovati nostro malgrado a rimandare tutto ogni volta che un membro abbandonava il progetto, anche banalmente durante la pandemia. Poi invece l’anno scorso, dopo il primo singolo “Nuova Tempesta”, con la tragica scomparsa del nostro amico e bassista Stefano Pegoraro, devo ammettere che l’intenzione di mollare tutto una volta per tutte c’è stata.

Se ora siamo ancora uniti e stiamo andando avanti è solo per merito della gente che ci sostiene: sono intervenuti tutti, ci hanno aiutati e ci hanno convinti ad andare avanti anche per onorare il grande lavoro che Stefano aveva fatto con noi.

 

Come vi sentite oggi come band e dove vi vedete proiettati?

Oggi credo che ci sentiamo abbastanza bene, stiamo ancora cercando di voltare pagina e andare avanti anche per provare a dare un senso più positivo a quello che facciamo e iniziare un nuovo capitolo, anche se certe ferite sono dure a rimarginarsi e di certo quello che è successo non lo dimenticheremo mai. Ma se c’è qualcosa di buono che questa vicenda ci ha lasciato è sicuramente un rafforzato senso di coesione e fratellanza tra di noi, che unito al duro lavoro ci sta permettendo di affrontare e superare via via tutte le sfide e gli ostacoli di questo percorso. Ora che abbiamo un nuovo bassista e che disco e videoclip sono usciti ci vediamo sicuramente proiettati verso un secondo tour estivo promozionale, o almeno è quello per cui stiamo lavorando, e poi chissà, trovare un’agenzia di booking e/o management?