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Con “Pao Pao”, wowdrugo aggiunge un nuovo tassello al percorso che porterà al suo album d’esordio Belvedere sullo spazio. Il brano nasce da un incontro letterario importante, quello con il romanzo Pao Pao di Pier Vittorio Tondelli, e si trasforma in una riflessione sulla fragilità giovanile, sulla ricerca del proprio posto nel mondo e sulle esperienze che segnano il passaggio verso l’età adulta.

Tra riferimenti letterari, esperienze personali e uno sguardo che unisce fragilità e speranza, wowdrugo racconta il significato del nuovo singolo e il viaggio musicale che porterà al suo primo disco.


L’intervista

Il titolo Pao Pao richiama il “Picchetto Armato Ordinario”: cosa ti ha colpito di quell’immaginario e perché hai deciso di trasformarlo in una canzone?

La canzone è un omaggio a Pier Vittorio Tondelli e all’omonimo libro Pao Pao. Mai avrei pensato di entrare tanto in empatia con un mondo così lontano dal mio come quello dei militari, della naja. Invece, il racconto viscerale di quella fragilità giovanile mi rappresentava perfettamente: l’entusiasmo, la noia, la ricerca di un posto, i mille travasi di queste “piante recise” dal loro giardino. Quelle parole hanno risuonato così forte in me che è nata “Pao Pao”, e sono felicissimo e onorato di poter portare al pubblico questo mio omaggio. Vorrei ringraziare la famiglia Tondelli per questa opportunità.


Nel brano parli di giovani come “piante recise” che cercano il proprio posto nel mondo: quanto questa immagine racconta anche la tua esperienza personale?

Decisamente sì. Ho letto questo libro nel 2015, fresco del mio arrivo a Roma dalla Calabria. È inevitabile che questo abbia condizionato tantissimo il mio coinvolgimento nella lettura. L’etichetta di “pianta recisa” è propria della mia generazione: siamo tanti ad aver lasciato il nostro giardino da giovani e a cercare la propria dimensione tra intemperie e continui travasi.


Nel tuo percorso musicale sembra esserci sempre una tensione tra fragilità e speranza: quanto è importante per te raccontare questa dimensione nelle canzoni?

È fondamentale. La mia scrittura parte dalla fragilità e tende sempre alla speranza, come se nell’atto di scrivere riuscissi a trasformare quello che sento e che provo in qualcosa che prende tutta la forma di una catarsi. Questa tensione rappresenta molto anche il mio gusto e il mio istinto musicale.


Pao Pao anticipa l’album Belvedere sullo spazio: che tipo di viaggio dobbiamo aspettarci da questo disco?

Non un unico viaggio, ma molteplici. Mi piace definire Belvedere sullo spazio e le sue canzoni come piccole esperienze di volo che dal “belvedere” puntano a visitare da vicino il potere delle idee e la conoscenza di sé, la libertà e l’impegno, l’abbandono e l’amore.