In uscita il prossimo 25/03 su tutte le piattaforme digitali, per Dialettica Label/Tunecore, Tempi Moderni il nuovo album di Vincenzo Greco, in arte Evocante.
La distribuzione fisica dell’album è affidata a La Stanza Nascosta Records del musicista e produttore Salvatore Papotto, che ha suonato il basso nella quasi totalità dei brani.
L’album verrà presentato dal vivo il 23 aprile, ore 21.30, sul palco de L’Asino che vola (Via Antonio Coppi 12/d, Roma).
In questa occasione Evocante (voce, synth, theremin, chitarra elettrica, basso) sarà affiancato da Barbara Vanorio al basso, Roberto Leone alle chitarre, Tommaso Avellino alla batteria.
Nel corso della serata interverrà anche Stefano Pio, figlio di Giusto Pio, noto per la lunga collaborazione con Franco Battiato.
Questa la nota, scritta dal’Autore e contenuta nel booklet di Tempi Moderni:
<<Nazionalismi esasperati, autoritarismi di ritorno sotto le mentite spoglie di una democrazia sempre più vuota, razzismi e genocidi dissimulati con spocchiosa arroganza.
Perdita del senso del tempo e della maturazione, affrettamento dei ritmi delle proprie vite, l’ammasso e la velocità ansiogena fatti passare per progresso.
Il tutto nel nome dell’ossessiva ricerca dell’aumento del denaro e del potere, con la compiaciuta complicità di un ipercapitalismo sempre più isterico e volto ad alimentare la dittatura di un consumismo che in realtà è totalmente incapace di produrre vere soddisfazioni.
E non solo non si cercano più le risposte ma nemmeno si ipotizza più una domanda.
Non c’è più spazio per la riflessione, per le questioni esistenziali, per la cultura del dubbio, per il silenzio e per il vuoto, in una eliminazione delle anomalie e delle irregolarità nel nome di un conformismo tranquillizzante e ottuso che sorge dalla inquietante unione del nuovo capitalismo con vecchi e nuovi fascismi.
Tutto va riempito di rumori e di materia, in un assordante e affannoso incedere verso non si sa bene cosa, nella promessa entusiasta che finalmente l’artificiale ci libererà da ogni impegno e da ogni sforzo.
La morte e il senso più profondo della vita, con tutte le domande che comportano, scompaiono dalla scena per fare posto al ridanciano e alla superficialità dell’istantaneità che così tanto piace a chi non riesce più a leggere nemmeno dieci righe, giudicandole troppo lunghe.
E si ritorna con estrema e sfacciata disinvoltura a parlare di guerra, di armamenti e di vite umane che valgono meno degli stati.
Questi i tempi arroganti che viviamo, dove la forma ha completamente sostituito la sostanza.
Ora e per sempre, sarà Resistenza.>>
<< Tempi moderni- racconta l’autore- è un disco almeno per me necessario, in quanto sento il bisogno e ancora di più il dovere di non spegnere l’antenna artistica su quanto sta avvenendo: una serie di pericolosi atteggiamenti, tutti di stampo chiaramente fascista, ancor più aggravati dall’operare di un capitalismo consumista diventato vero e proprio totem laico di questi tempi.
Il disco è attraversato da una continua tensione elettrica e civile che si scioglie solo in due momenti: a livello musicale nella cover Gente in progresso, uno dei gioielli rimasti in ombra nati dal sodalizio Battiato-Pio, che ho rielaborato in senso orchestrale e quasi geghegè anni ’60, con esplosione finale di synth a dare il senso della fretta moderna, e a livello letterario nel brano finale Resistenza, dove apro qualche spiraglio di speranza nelle proteste dei giovani per il genocidio in Palestina.
Di questa tragedia si parla anche nella parte centrale del disco in quattro brani che, pur separati, vanno intesi come un unico pezzo sulla storia che ritorna a parti invertite, dove le vittime di ieri diventano carnefici, in un clima che mi ricorda tanto quello che ha preceduto la Seconda guerra mondiale. Anche allora i dittatori all’opera non erano stati da subito riconosciuti e troppo tardi si capì chi erano e cosa volevano realizzare.
A livello musicale, se proprio vogliamo definirlo, si tratta di un disco electro-rockcon svariati interventi di strumenti classici (il violoncello assume quasi il ruolo di guida dell’ascoltatore in molti brani) e interventi misurati di chitarre elettriche. I synth spesso impazzano, ma spero mai in modo eccessivo: il dialogo tra classico e moderno è alla base di ogni pezzo.
Ho prodotto i brani in modo che non vi sia spazio tra uno e l’altro così da non dare quasi respiro, mantenere la tensione e l’unità del discorso. E’ un concept album in cui ho seguito l’impostazione narrativa à la Roger Waters, a cui sono vicino più per le idee che per le sonorità. Tempi moderni è molto più arrembante e rock dei suoi ultimi lavori, la comunione di intenti va cercata nella volontà di far passare un messaggio civile e politico di difesa dell’umanità e resistenza verso le violenze del potere. E, come lui, ho utilizzato anche le voci, tra qui quelle di vari dittatori in Ricorsi criminali, il brano forse più terrificante del disco, e quella di Pier Paolo Pasolini, cui questo disco è dedicato, che interviene nel brano di apertura Hey tu e nel penultimo Persongente.>>
In tutto quattordici brani, undici inediti (di cui uno, Resistenza, proposto in una versione leggermente modificata rispetto a quella uscita come singolo di lancio dell’album, e un recitativo, Scarpette rosse, testo di Joyce Lussu) e tre riletture ( Conviene, dei CCCP; la deandreiana La domenica delle salme, già pubblicata come singolo in occasione dell’uscita del libro di Greco, edito da Arcana, “Il tempo moderno e i suoi inganni.Riflessioni critiche nella musica: Ferretti, De André, Battiato, Waters”; Gente in progresso di Battiato- Pio) per una narrazione insurrezionale, che ha il suono di una deflagrazione.
TRACKLIST
1.Hey tu
2.Aria di formalità
3.Non c’è più tempo
4.Scarpette rosse
5.Vittime e carnefici
6.Ricorsi criminali
7.Alza il livello
8.Irrilevante
9.Conviene
10.La domenica delle salme
11.Gente in progresso
12.Troppo poco
13.Persongente
14. Resistenza
Testi e musiche di Vincenzo Greco, tranne 4 (testo di J.Lussu), 9 (testo di Ferretti-Zamboni), 10 (testo di De André-Pagani), 11 (testo di Battiato-Pio).
Disco arrangiato e suonato da Vincenzo Greco
Il basso è suonato da Salvatore Papotto in tutti i brani, tranne 11 e 14
Press: Verbatim Ufficio Stampa


