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. “Resterà soltanto l’odio” è il racconto di un amore breve ma intenso, di un castello costruito in fretta e smontato in un battito di ciglia. In questa intervista Grè racconta come la malinconia si sia trasformata in musica, il ruolo decisivo della produzione di Chris Lapolla e cosa resta davvero dopo aver attraversato un brano così emotivo.

“Resterà soltanto l’odio” è un titolo che colpisce per la sua durezza. Eppure nel brano si sente qualcosa di più fragile. Come hai trovato l’equilibrio tra queste due anime?

La canzone è nata in un momento un po’ triste. Quando sembrava tutto perfetto, il castello di sogni si è smontato in un battito di ciglia ed è uscito tutto d’un fiato.
Carta, penna, malinconia e qualche accordo.

È venuto fuori un piccolo riassunto di quello che è stato: amore, fraintendimenti e alla fine odio, ovvero ciò che ha dato il titolo alla canzone.

La cosa difficile non è stata tanto equilibrare le emozioni o l’ordine degli avvenimenti, ma cercare di scrivere qualcosa che, nel momento in cui l’avrei ascoltata, racchiudesse tutto ciò che avevo provato. Per fortuna, ci sono riuscito.


Scrivi di una storia breve, vissuta con l’idea che potesse durare. C’è un momento preciso in cui hai capito che quella storia aveva qualcosa da dire in musica?

Ho capito che quella storia aveva qualcosa da dire nel momento in cui ho preso la chitarra in mano, ho trovato un giro di accordi che mi piaceva e quella storia è ricominciata.

Dentro di me non era mai finita. Era sospesa tra i due estremi presenti nella canzone: l’odio e l’amore. Sentivo fortemente il bisogno di dare una forma, o almeno un suono, a quel peso che mi portavo dentro. Così è nata questa canzone.


Lavorare con Chris Lapolla su un brano così emotivo: quanto è entrata la produzione nella costruzione del racconto?

A dire il vero la produzione ha cambiato completamente le sorti del brano, ma questo non è un punto negativo.

La canzone è nata come una ballad molto emotiva e viscerale, abbastanza lontana da ciò che sto pubblicando. Il tocco di Chris è stato fondamentale: ha portato energia al brano, trasformandolo in qualcosa di più movimentato e interessante, con suoni che a mio parere sono diversi da ciò che si sente spesso oggi.


Che elisir ti porti a casa dopo questo viaggio nella tua musica?

La mia musica è uno sfogo continuo che mi aiuta a stare bene, facendomi sentire vivo e utile.

L’elisir che mi porto a casa è vedere le persone stare bene ascoltando la mia musica. Non tanto per i complimenti che ricevo, ma per la felicità che leggo nei loro occhi. Pensare che qualcosa che ho fatto possa far stare bene gli altri è ciò che mi spinge a continuare, sperando un giorno di arrivare a più persone possibili.