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L’intelligenza artificiale applicata alla musica non è più un esperimento marginale, ma un terreno di confronto che attraversa l’intero settore creativo. Mentre il dibattito pubblico oscilla tra entusiasmo e timore, l’Associazione Culturale Synthalia propone una visione strutturata: l’AI non sostituisce l’artista, ne ridefinisce gli strumenti. Fondata ufficialmente il 1° ottobre 2025 come ente del Terzo Settore, Synthalia ha trasformato un progetto nato nel 2024 in una piattaforma culturale stabile, capace di mettere in dialogo tradizione musicale e innovazione tecnologica.

Il contest Synthalia 2026 rappresenta il punto più avanzato di questo percorso. Gratuito e aperto a artisti, producer e band, richiede l’invio di un brano originale realizzato con ausilio totale o parziale di intelligenza artificiale, accompagnato da documentazione tecnica dettagliata. Le iscrizioni restano aperte fino al 28 febbraio 2026; la selezione dei brani ammessi alla fase successiva sarà annunciata entro il 20 marzo, mentre l’edizione prenderà ufficialmente il via il 21 giugno, con cerimonia di premiazione prevista per il 12 luglio.

In questa intervista, Alessandro Drago, il fondatore di Synthalia approfondisce la visione culturale del progetto, i criteri di valutazione adottati dalla giuria artistica e il ruolo che l’AI può assumere nel definire un nuovo linguaggio musicale contemporaneo.

Come nasce l’idea di un contest dedicato alla musica AI assisted?

Prima di tutto, a nome dell’associazione, ringrazio per questo spazio e per l’opportunità di raccontare il nostro progetto. L’idea nasce nel 2024 quasi per gioco, attraverso un contenuto sperimentale che prende forma in una parodia goliardica del Festival di Sanremo.

A gennaio 2025 il contest diventa più strutturato e sentiamo l’esigenza di dare spazio a un fenomeno ormai al centro del dibattito culturale, senza rinunciare alla vena ironica e affrontando il tema con uno sguardo critico. La domanda che ci siamo posti è stata semplice: quanti artisti e musicisti, perché di questo si tratta, utilizzano davvero l’intelligenza artificiale in modo “intelligente”, integrandola nel proprio workflow creativo? La risposta è stata: molti.

Synthalia, da semplice esperimento, si trasforma rapidamente, in modo coerente con la velocità con cui si stanno sviluppando i modelli di intelligenza artificiale, in un’associazione culturale: l’obiettivo è dare dignità artistica a un linguaggio emergente e interrogarsi su cosa significhi creare musica oggi, in un contesto in cui l’AI diventa parte integrante del processo creativo.

Come vi ponete nei confronti delle polemiche che circondano l’AI?

Cerchiamo di non schierarci in modo ideologico. Le polemiche esistono perché l’intelligenza artificiale tocca temi profondi: la creatività, l’autorialità, l’etica e il futuro delle professioni artistiche. Il nostro obiettivo non è ignorare queste questioni, ma creare contesti in cui l’AI venga utilizzata in modo responsabile, dichiarato e realmente creativo, mantenendo sempre centrale la visione umana.

Allo stesso tempo, cerchiamo di trasmettere un messaggio chiaro: l’utilizzo superficiale e indiscriminato degli strumenti, che spesso porta a una sovrapproduzione di contenuti privi di valore, non rappresenta un uso corretto dell’intelligenza artificiale. La qualità nasce dalla consapevolezza, non dalla quantità. Per fare un parallelismo con la fotografia, oggi con gli smartphone è possibile scattare un numero praticamente infinito di immagini e condividerle in tempo reale. Questo però non rende automaticamente ogni fotografia significativa o artistica.
Tuttavia, lo stesso smartphone in mano a un professionista, può produrre foto che vale la pena guardare. La differenza non la fa lo strumento, ma la mano di chi lo utilizza. Allo stesso modo, anche nell’uso dell’intelligenza artificiale, ciò che conta non è la facilità di produzione, ma l’intenzionalità, la sensibilità e la visione artistica che guidano il processo creativo.

Synthalia integra nel proprio progetto una riflessione sulle emissioni di CO₂e. Perché era importante includere questo aspetto?

Perché l’innovazione tecnologica non è mai neutra, e non lo è mai stata fin dai tempi della rivoluzione industriale, figuriamoci oggi. Anche la produzione di contenuti digitali ha un impatto ambientale, spesso invisibile ma reale. Integrare una riflessione sulle emissioni di CO₂e significava riconoscere questa responsabilità e scegliere consapevolmente di non ignorarla.

Per noi era fondamentale dimostrare che anche un progetto culturale del ventunesimo secolo può (anzi: deve) interrogarsi sulle proprie conseguenze ambientali, adottando un approccio trasparente. Proprio per questo abbiamo deciso di formalizzare questo impegno inserendo specifiche linee guida sia nello Statuto sia nel Regolamento Interno dell’associazione, rendendo la sostenibilità un principio strutturale e non solo dichiarativo.

Come nasce la collaborazione con Treedom e cosa rappresenta simbolicamente la foresta Synthalia?

Stimare l’impatto ambientale delle nostre produzioni è stato un passaggio necessario per poter ottenere dei dati concreti: avevamo bisogno di numeri che ci permettessero di capire se e come fosse possibile compensare le emissioni in un arco temporale ragionevole, che abbiamo fissato in cinque anni, individuando essenze arboree adatte a garantire un assorbimento efficace della CO₂ in questo periodo.
La Foresta Synthalia su Treedom rappresenta anche un gesto reale che trasforma un’attività prevalentemente virtuale in qualcosa di tangibile, capace di crescere nel tempo e di radicarsi nel mondo fisico. È inoltre un modo per coinvolgere la community in un progetto condiviso, che esprima una responsabilità ambientale concreta e una visione di lungo periodo.

In che modo sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica possono dialogare senza contraddirsi?
La sostenibilità non significa rinunciare all’innovazione, ma essere consapevoli dei suoi effetti. Misurare, ottimizzare, compensare e ripensare i processi è il primo passo per far convivere innovazione tecnologica e rispetto per l’ambiente, sempre tenendo presenti i nostri limiti. Come associazione abbiamo scelto una strada precisa, coerente con i nostri valori, ma siamo consapevoli che possono esistere altri possibili percorsi.

Ritieni che oggi ai progetti culturali venga richiesta una responsabilità etica più esplicita rispetto al passato?
Assolutamente sì. Oggi i progetti culturali sono anche soggetti attivi nella costruzione dell’immaginario collettivo. Operano in uno spazio pubblico in cui ogni scelta, anche quella che appare più neutra o tecnica, produce conseguenze. Per questo, come dicevamo prima, crediamo che un’associazione culturale debba assumersi una responsabilità più esplicita, fatta di trasparenza e di coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si pratica.

Per restare nel nostro settore, questo non significa limitare la libertà artistica ma riconoscere che oggi la libertà creativa non può più essere separata dal contesto in cui agisce. Forse la vera domanda non è se un progetto debba essere eticamente responsabile, ma come scegliere di esserlo senza rinunciare alla propria natura complessa, al dubbio e persino alla contraddizione, che da sempre costituiscono il cuore della cultura. Essere responsabili, per noi, non significa essere dogmatici o sventolare bandiere ideologiche, ma accettare il contesto attuale ed agire con intelligenza.

L’uso dell’AI solleva anche questioni di impatto energetico. Questo tema entra nel vostro dibattito interno?
Sì, ed è un tema centrale. Dopo aver realizzato Synthalia 2025, uno spettacolo di circa due ore, la prima cosa che abbiamo fatto è stata stimare l’impatto ambientale legato allo sviluppo e alla distribuzione di quel contenuto, per avere almeno un ordine di grandezza. Se le emissioni fossero risultate fuori scala, avremmo dovuto interrogarci seriamente sulla sostenibilità stessa del progetto, fino a valutarne un’eventuale interruzione.

Fortunatamente i risultati sono gestibili e di conseguenza riusciamo a far convivere i nostri contenuti con l’ambiente, come accennavo prima. Da questa esperienza è nato anche un ulteriore obiettivo: sensibilizzare gli utenti ad utilizzare questi strumenti non tanto in termini di quantità, ma di qualità, evitando una produzione indiscriminata che rischia inoltre di saturare i canali digitali con contenuti di scarso valore. Forse, quando la bolla degli strumenti generativi passerà, questo pensiero diventerà meno utopistico.

Che messaggio vorresti arrivasse ai partecipanti di Synthalia rispetto al rapporto tra creatività, tecnologia e responsabilità collettiva?

L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, ma il senso di ciò che creiamo resta una responsabilità umana. Partecipare a Synthalia significa non solo mettersi in gioco, ma anche interrogarsi su come e perché le utilizziamo. Creatività, tecnologia e responsabilità collettiva non sono elementi in contrasto ma parti di uno stesso processo culturale che possiamo scegliere di guidare con intelligenza insieme al rispetto per l’ambiente e per il pianeta.