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Nel titolo ho voluto prendere in prestito quello dello straordinario romanzo di Hanya Yanagihara… chissà che non sia stata anche l’intenzione di Denny Valentini che scende in campo ancora una volta con un disco semplice, pulito, senza fronzoli e senza maschere… “un disco come tanti” e penso che non abbia altra presunzione in merito. Il pop da cassetta, lineare, dalle liriche dirette e senza improvvisazioni poetiche di alcun genere. Si intitola, ovviamente, “Uno come tanti”, storia cantata di angoli e punti luce, ombre e cassetti, “ferite e feritoie” (per citare Capodacqua) di una vita ordinaria dentro cui ballano emozioni e feriscono i ladri e gli assassini… ferisce “Il mostro”, un genitore disattento, l’amore che non passa e quello che non torna…

 

Ascolta “Uno come tanti” su Spotify

https://open.spotify.com/intl-it/album/17Ty77LkwafKSAOJEccvQ7

 

Valentini sceglie una posizione laterale, quasi defilata, ma proprio per questo profondamente onesta. Non alza la voce per imporsi, non costruisce miti e non sferra battaglie: persino la produzione sa bene come cesellare la sintesi pop d’autore e niente esce fuori dal binario. Timbrica di voce compresa: pulita e sicura sull’intonazione, forse troppo mantecata dentro il suono digitale di oggi, forse troppo attenta all’estetica e poco incline all’emozionalità. Come dire: un disco che fa il suo dovere e che dalla sua, sempre armato di semplicità, riesca a raccontarci tutto di noi, di ogni santo giorno che troviamo al mattino…