Non cercano consenso, non smussano gli angoli e non fanno finta di voler piacere a tutti. Con “Fottetevi”, i COLLAtornano a colpire di pancia e di nervi, firmando un brano che è più un’esplosione che una canzone, più uno sfogo che una dichiarazione programmatica. In un’epoca in cui anche il dissenso rischia di diventare posa o contenuto, la band sceglie la strada più scomoda: quella della sincerità brutale, senza ironia né filtri. Abbiamo parlato con loro di rabbia, tempo creativo, etichette e del senso di restare ai margini mentre tutto chiede di schierarsi.
Intervista ai COLLA
“Fottetevi” suona come una frase che non chiede dialogo. In un momento storico in cui tutti cercano consenso e posizionamento, perché avete scelto di tagliare fuori l’ascoltatore invece di coinvolgerlo?
Ci siamo presi la libertà di “mandare a quel paese” tutti, compreso noi stessi. È un urlo liberatorio, atavico, senza compromessi. Il consenso è una brutta bestia, mai come oggi pilotato e condizionato da pochi. Fottetevi è una parola scomoda, ma potrebbe appartenere a tutti in un momento di rabbia e sconforto.
Questo brano è nato in cinque giorni: quanto conta per voi il tempo come elemento creativo? Pensate che lavorare in fretta tolga profondità o, al contrario, la protegga?
In realtà abbiamo registrato l’intero album in cinque giorni. Il brano è nato l’estate scorsa, di getto, senza sapere che sarebbe arrivato prepotente nelle nostre vite. Quasi sempre le nuove canzoni arrivano in poco tempo e vanno raccolte subito, per non perdere l’intensità emotiva e primordiale. Per molti può sembrare assurdo, per noi è molto semplice: sono graffiti, istantanee di quello che siamo.
Nel testo non c’è ironia né ammiccamento: è una scelta consapevole contro l’uso della rabbia come intrattenimento?
Il testo è nato contemporaneamente alla musica: un flusso di parole scritto in dieci minuti e mai più cambiato. Sembrava che la canzone chiamasse le parole. Lo abbiamo fatto senza timori né tentennamenti. Non è la prima volta che succede nelle nostre produzioni.
Siete spesso definiti “band cult”: questa etichetta vi protegge dalle aspettative o rischia di diventare una gabbia?
Nove anni fa siamo partiti “docili” e ora siamo diventati “furiosi”. Stiamo facendo un percorso artistico all’incontrario rispetto a molte band che nascono furiose e poi si rifugiano nella comfort zone. La nostra fortuna è essere molto prolissi: cinque album e parecchi singoli. Non abbiamo mai creato qualcosa perché costretti, ma perché ci viene naturale. Essere una “band cult” è una sorpresa: chi ci scopre oggi può rimanere disorientato dalla diversità e dai tanti colori delle nostre produzioni, ma sotto c’è sempre la stessa ossatura. Noi la chiamiamo “un incidente con il cantautorato hard punk”.
“Fottetevi” arriva in un’epoca in cui anche il dissenso è diventato contenuto. Vi sentite parte di questo cortocircuito o completamente fuori dal gioco?
Dissenso e consenso significano schierarsi, ma è difficile capire quanto sia autentico e quanto pilotato. Noi restiamo ai margini, osserviamo il mondo come molti. Ci facciamo delle idee e siamo certi di stare sempre dalla parte del bene comune. Usiamo la nostra testa e i nostri pensieri, liberi e non condizionati.
Se questo singolo fosse l’unica cosa che resterà dei COLLA tra dieci anni, vi rappresenterebbe davvero o è solo una fotografia momentanea?
È una bella domanda e non sappiamo rispondere. È ancora presto per capire cosa accadrà a questa canzone. Alla fine è sempre l’ascoltatore a decidere la vita o la morte di un brano. Noi mettiamo le pietanze sul piatto e le lasciamo assaggiare, senza timore.
Un caro saluto a tutti, ci vediamo in giro on stage.
COLLA – Hard Punk


