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Ci sono brani che nascono per stare in sottofondo e altri che pretendono attenzione. ‘O Scemanfù’ appartiene alla seconda categoria. Antonio De Carmine Principe firma una canzone che sembra semplice solo in apparenza, ma che in realtà nasconde una tensione emotiva profonda: il rifiuto di abituarsi all’assenza, di normalizzare il vuoto lasciato da qualcuno o qualcosa di essenziale.

Il dialetto napoletano non è un vezzo stilistico, ma parte integrante del racconto. Le parole scorrono con musicalità naturale, e anche chi non è di Napoli riesce a coglierne il senso senza sforzo. Perché ciò che conta non è solo il significato letterale, ma il sentimento che lo attraversa: una fedeltà testarda ai propri desideri, un amore che resiste, una malinconia che non diventa mai autocommiserazione.

Musicalmente il brano sceglie la strada dell’essenzialità. Gli strumenti accompagnano con discrezione, lasciando spazio alla voce e alla storia. Non ci sono effetti inutili, né produzioni ridondanti: tutto è al servizio dell’atmosfera intima, quasi confidenziale, come se l’artista stesse raccontando la propria verità a pochi passi dall’ascoltatore.

Il risultato è una canzone che, pur radicata nella tradizione linguistica partenopea, parla un linguaggio universale. ‘O Scemanfù’ è romantico nel senso più autentico: non idealizza l’amore, ma lo difende. Non urla, ma resta. Non cerca consenso, ma verità.

Ed è proprio questa sincerità a renderlo un brano che lascia il segno.

 

Ascolta su Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/album/5WsKzhiZZZXQZmUzjRio6F

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