“Ni me apago” è il simbolo di un cammino interiore che resiste agli urti della vita. Syelune ci offre un esordio che va oltre ciò a cui siamo abituati: c’è iniziativa e c’è ricerca del bello trasposto in musica. Quel tono pop che sfiora i cimeli classici del latino americano… e quel sapore di luce, quel vento di nuova vita… una rinascita decisamente ricca di romantica leggerezza.
Quando hai capito che la tua vulnerabilità poteva diventare forza creativa?
Quando ho smesso di cercare di nasconderla. Nel momento in cui ho accettato la mia vulnerabilità senza difendermi, ho capito che poteva diventare linguaggio, voce, creazione. Non come debolezza, ma come spazio di verità da cui far nascere qualcosa di nuovo.
Il brano ha un linguaggio molto poetico: come trovi l’equilibrio tra poesia e chiarezza emotiva?
L’equilibrio sta nel non usare la poesia per nascondere l’emozione. La poesia apre immagini, ma la chiarezza emotiva arriva quando ciò che si sente resta immediato. Se un verso è bello ma non è vero emotivamente, non funziona. Per me la poesia deve rendere l’emozione più accessibile, non più distante.
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Quale momento del processo di registrazione ricordi come il più liberatorio?
Il momento più liberatorio è stato l’ultimo passaggio in studio quando ho smesso di controllare la voce e ho cantato lasciandola fluire. In quel punto non pensavo più al risultato, ma solo a ciò che stavo sentendo è lì che mi sono sentita davvero libera.
Guardando avanti, cosa pensi che questo singolo anticipi del tuo futuro sonoro?
Anticipa un futuro sonoro in cui l’intensità emotiva resterà centrale, ma continuerà a trasformarsi. Sarà un percorso in evoluzione, aperto, in cui la musica seguirà ciò che sento, senza perdere autenticità.
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