Il testo si muove sul terreno della confessione emotiva, rivelando timori, frustrazioni e il desiderio di infrangere schemi imposti. Le parole sono schiette, prive di artifici, e restituiscono un’idea di oppressione che nasce tanto dal conflitto personale quanto dallo scontro con il sistema. Torna LuMi, torna e lo fa valorizzando fragilità e la finitezza umana di ogni giorno, come mezzo per attraversare il proprio baratro personale… e si sa, scavando si finisce per trovare luce.
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“Vorrei” parla di pop e di rock, sfoggia un sex appeal di funk quasi a voler inneggiare a modi losangelini. E pensando alla metrica e al modo di star dentro le strofe non posso non tornare alla mente alla splendida “Just Dance” dei Jamiroquai. E anche qui l’inciso sa far bene i compiti a casa in senso di dinamica e coerenza lirica. Forse, visto anche un forte accento a caratterizzare la voce, avrei cercato soluzioni più territoriali e meno “internazionali”… di sicuro è un ennesimo tassello che conferma quanto LuMi non sia di primissimo pelo e anzi, già governa bene un certo modo di pensare alla maturità della forma: molta sostanza e bagliori di sintesi all’orizzonte (ormai davvero vicini).


