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Le Canzoni Giuste tornano con un nuovo singolo, “Sushi 3000”, e come sempre lo fanno a modo loro: con ironia e coscienza politica che li ha resi una delle realtà più originali della scena indipendente.

 

Dietro un titolo apparentemente leggero si nasconde un pezzo che racconta come cambia lo sguardo sul mondo e come cambiamo noi. Anche perché, mentre molti artisti evitano di esporsi, Le Canzoni Giuste scelgono di affrontare temi politici senza filtri, rivendicando apertamente un’identità antifascista.

 

Negli ultimi anni la band si è sempre di più confermata un animale da palco, capace di trasformare ogni concerto in un momento di comunità reale, lontano dalle dinamiche digitali e dall’individualismo della scena. Ed è proprio con questo spirito che stanno preparando un nuovo tour e anche un nuovo album. 

Ce ne parlano meglio in questa nuova intervista. 

 

È da poco uscito il vostro nuovo singolo “Sushi 3000” è un titolo che già da solo fa sorridere. Ma sotto la superficie c’è un mondo. Diteci di più!

Non siamo mai bravi a scegliere i titoli dei nostri pezzi, ma ci piace l’idea di avere un filo conduttore non solo all’interno di un album, ma anche tra diversi dischi. Per questo “Sushi 3000” riprende il titolo da un pezzo dell’album “Felici e contenti”, ossia “Sushi all you can Hit”. Pensiamo che le due canzoni siano collegate, se non proprio una l’evoluzione dell’altra. È il nostro sguardo sul mondo, a distanza di qualche anno.

Quanto vi rivedete nella definizione “pop satirico allo stato puro”?

Le etichette sono sempre un’arma a doppio taglio, possono darti un’idea più approfondita di quello che ascolti ma possono anche cercare di ingabbiarti in qualcosa che alla fine non ti appartiene. Noi ci riteniamo “Pop” non tanto come genere quanto come idea legata al “popolare”, e la satira vera e propria la lasciamo fare a chi è in grado di farla nel modo giusto. Noi mettiamo l’ironia e la musica che spazia tra i generi, ma se fa piacere si può dire che facciamo pop satirico allo stato puro.

Nel nuovo singolo, in uscita il 5 dicembre, mettete in scena un dialogo scomodo con un amico “diventato fascista”. In un periodo in cui la musica tende a evitare posizioni nette, voi scegliete invece di affrontarle di petto: vi preoccupa l’idea di essere percepiti come “politici”?

Non ci preoccupa, anzi, ci teniamo ad essere percepiti esattamente per quello che scegliamo di dire. In uno stato con una classe dirigente che ha paura ad utilizzare il termine antifascista, noi rivendichiamo a gran voce di esserlo, e se a qualcuno può stare sulle palle una canzone in cui parliamo di un amico fascista come una persona che non ci sta più a cuore, ben venga che qualcuno ci tenga alla larga per questo.

 

Negli ultimi anni siete diventati una band da palco, capace di trasformare ogni concerto in un piccolo rito collettivo. Quanto conta per voi il live come momento di connessione reale, in un’epoca in cui la musica è sempre più digitale?

Il live per noi è tutto, è la nostra identità, è il motivo per cui facciamo qualsiasi scelta, è la nostra prima finalità. Anche quando lavoriamo ad un brano o ad un disco, non perdiamo mai di vista la dimensione live della musica che stiamo scrivendo o producendo. Il mercato musicale è sicuramente cambiato negli ultimi anni così come la distribuzione stessa della musica, ma andare ad un concerto è rimasto fortunatamente fondamentale per una gran parte della popolazione.

Proprio per questi motivi abbiamo deciso di produrci da soli il nostro tour nei club, che partirà da Pescara il 28 marzo. Speriamo di connettere alla nostra musica quante più persone possibile

 

Avete scelto di dare spazio a giovani artisti come opening act durante il tour. Quanto è importante per voi costruire una rete reale tra musicisti, al di là della competizione che spesso domina la scena?

La musica come competizione è purtroppo spesso deleteria per gli artisti stessi. Ci siamo sempre resi conto che la cooperazione, la collaborazione tra artisti ed il portare avanti interessi ed obiettivi comuni, a livello locale e non, è fondamentale per la crescita di un artista, e ci dispiace quando questo non viene recepito e si tende solo a guardare i propri interessi a discapito degli altri.

Il prossimo album si chiamerà “Sotto la Panca” e uscirà a marzo 2026. Ci date qualche indizio? Possiamo solo dirvi che sul palco, nei nostri live, ci sarà una panca.

Dopo tanti anni di musica e cambiamenti, cosa resta “giusto” per Le Canzoni Giuste?

È una domanda che ci piace e ci spaventa, perché diamo per scontato che alcune cose siano giuste, appunto, mentre per qualcuno purtroppo non lo sono affatto. È positivo avere idee diverse, ma alcuni valori dovrebbero essere universalmente condivisi, e invece ci troviamo spesso ad avere a che fare con chi alimenta odio, chi non ha cura di ciò che ha intorno, del mondo che ci ospita e di chi ci vive. 

Per noi è giusto pensare ad un pianeta in salute, in cui respirare aria buona, in cui le persone che hai accanto non siano sempre e comunque, per un motivo o per un altro, tuoi nemici.

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