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Un titolo che ci regala mille soluzioni per giocarci e ragionarci su. Perché in effetti non sono solo canzoni nuove ma vere e proprie forme diverse, mondi, sfumature di una stessa faccia. Freakybea pubblica il nuovo disco di inediti per Orangle Records e subito si impone agli ascolti radiofonici con i singoli “Sottovoce” e soprattutto “Settembre”: è la canzone d’autore in rosa, contemporanea, nuova, quella che attinge ai solchi necessari della storia e della tradizione. Ma parla di futuro questo disco nella produzione competente e solida firmata da Fausto Marrucci.

 

Finalmente il disco direi… ci sono tutti i “Mondi” possibili? 

Finalmente! Ho difficoltà a definire se effettivamente il mio Mondi contenga tutti i miei mondi. Sicuramente contiene quelli che avevano urgenza di venire allo scoperto, di farsi sentire, perché da troppo tempo soffocati dentro. Sono una persona fatalista e, allo stesso tempo, credo che le cose succedano sempre perché c’è un motivo dietro da comprendere.Oggi posso dire di essere pienamente soddisfatta di quello che ho fatto emergere di me in questo lavoro ma sicuramente tengo sempre l’attenzione molto alta sia verso quello che provo come essere umano, sia verso ciò che mi gira intorno quindi, come nuove terre emerse, altri mondi potrebbero affiorare presto.

 

Guarda “Sono tornata” – OFFICIAL VIDEO

 

E ci sono anche tutti i “MODI” possibili? Sei di quelle anime che pensano che ogni modo restituisce un’opera a se o l’identità poi alla fine non dipende dal “come”?

Sono una che pensa che le cose non siano sempre bianche o nere ma che la meraviglia stia proprio nelle sfumature e in chi le sa cogliere nonostante le apparenze. Ci sono canzoni che hanno bisogno di essere “infiocchettate” parecchio per destare l’attenzione e incontrare il favore della gente, altre si sciuperebbero nell’essenza se troppo caricate. La maestria sta nel riconoscere cosa ti chiede l’opera che stai compiendo, come se fosse lei a decidere in che modo vuole esser presentata. Purtroppo oggi viviamo in un’epoca dove la musica [sicuramente quella italiana ma non solo ndr.] è stereotipata, canonizzata, spesso ridotta a mero intrattenimento ed i più giovani non si rendono conto di quale significato artistico abbia in sé. Ma non è colpa loro, l’industria discografica ci ha condotti a considerare hit quelle che una volta chiamavamo stornelli (con tutto il rispetto) e a vedere come obsoleti i brani ben composti, arrangiati, suonati e prodotti con strumenti veri e non solo da un computer. Con questo non voglio snobbare la tecnologia, anch’io ne uso molta, ma non può esser fatto tutto solo attraverso essa e, soprattutto, una canzone deve essere pensata come opera d’arte e non come: – ti racconto come mi faccio la tipa -.

 

Quanta fragilità, quanto smarrimento… ma quanta resistenza direi anche. Anche dentro i video: ho sempre l’immagine di un disco che urli al mondo il bisogno di venir fuori da meccanismi che non vogliamo e che ci soffocano… si grida dentro questo lavoro… vero?

Fragilità è una delle mie parole preferite, racchiude un concetto che mi piace sottolineare sempre: dalle nostre fragilità traiamo la nostra forza!

Fondamentalmente è quello: capire che la fragilità, intesa come sensibilità emotiva, non rappresenta una debolezza da nascondere o curare ma è il contenitore dal quale attingere per generare la forza di affrontare i cambiamenti e le sfide alle quali la vita ti sottopone. E allora le grida non saranno sgraziate e maleducate ma diverranno denuncia mirata, richiamo di un’attenzione, troppo affievolita, verso quei valori che non dovrebbero mai mancare nei rapporti tra esseri umani. Così mi piace pensare che le mie opere stimolino la gente a riflettere su questo tipo di messaggio, a volte in maniera delicata, a volte travolgenti come un uragano.

 

Guarda “Settembre” – OFFICIAL VIDEO

 

E in genere quanto è difficile per te tradurre in canzone attimi di vita personale?

In realtà non lo è affatto ma bisogna che io aspetti il momento giusto!

A volte vivo una situazione, oppure la osservo dall’esterno, e penso a quanto avrei voglia di scrivere in merito, solo che non funziona così! La conversione non è sempre immediata! Spesso passa un lasso di tempo non definibile tra l’evento scatenante e la sua scrittura e il tutto accade quasi senza che io me ne accorga. Mi ritrovo seduta al piano, come in trance, con davanti una canzone finita, senza rendermi davvero conto di cosa me l’abbia fatta scrivere. In questi casi ci vogliono due o tre riletture per capire che ho parlato di qualcosa che magari è accaduto settimane o mesi prima o di un sentimento che provo e manco ne ero consapevole. Altre volte l’esigenza è invece così impellente da non poter aspettare neppure un attimo, oppure sogno testi già in metrica o melodie ben definite.

La musica mi parla dentro e mi suggerisce la vita.

 

Ascolta “Mondi” on Spotify

 

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