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Gli NFF tornano con “Giro di Danze”, un brano che supera i confini del rock per diventare un vero e proprio manifesto sociale. E con l’uscita del videoclip ufficiale, il gruppo aggiunge una nuova, potentissima chiave di lettura visiva a un pezzo già ricco di simboli, ribellione e attualità.

“Giro di Danze” è costruito su un candore volutamente medievale: Dame e Lord da una parte, Servi dall’altra. Ma l’immaginario antico è solo un pretesto per parlare del presente, perché i ruoli di potere, le dinamiche di controllo e la ricerca di libertà restano più vive che mai.

Nella prima parte del brano la band tratteggia la desolazione della sottomissione: i servi sono descritti come figure prigioniere di gesti ripetuti, che “girano come trottole”. Un moto circolare e senza scopo, simbolo dell’apatia e dell’automatismo sociale in cui spesso ci ritroviamo immersi.

A contrasto, la rigidità dei potenti – “a denti stretti” – rappresenta quella superiorità morale apparente, ma in realtà fragile, che domina e schiaccia.

Il momento della ribellione: castelli che crollano, identità che rinascono

Il cuore del brano arriva quando “van giù i castelli, / guardiamo i roghi”: qui la musica cambia, il ritmo si apre, e la narrazione si trasforma in un atto liberatorio.

La distruzione non è più tragedia: è epifania.
Il fuoco diventa un simbolo purificatore, che sfida la paura e apre la strada a un nuovo inizio.
La canzone abbandona il lamento e abbraccia un’idea di ribellione che genera una nuova identità, una libertà conquistata con lo sguardo dritto verso ciò che brucia, senza voltarsi.

Il videoclip: un’estetica che amplifica il messaggio

Il nuovo videoclip di “Giro di Danze” non si limita a illustrare la storia del brano: la potenzia.

Attraverso una regia asciutta ma carica di tensione, il video alterna immagini simboliche, figure in contrasto, luci e ombre che replicano il dualismo sociale del testo. I movimenti dei protagonisti riprendono la “danza meccanica” dei servi, mentre il fuoco e il crollo finale diventano protagonisti visivi potenti, quasi rituali.

Ogni scena è costruita per trascinare lo spettatore dentro un mondo sospeso: antico e modernissimo allo stesso tempo.

Perché guardarlo

Perché “Giro di Danze” non è solo una canzone.
È un racconto sociale, una denuncia, una riflessione sulle dinamiche di potere che ci attraversano ogni giorno.
E il videoclip rende tutto questo ancora più chiaro, più diretto, più emotivo.