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Con “Non sono un mostro”, Cannella firma uno dei suoi brani più maturi e sinceri, un ritorno che non chiede scusa ma pretende verità.
Il nuovo singolo è una finestra aperta sulle parti più fragili e più scomode di sé: quelle che si tenta di controllare, ignorare o seppellire, ma che prima o poi tornano a bussare con insistenza.

Il pezzo nasce come un dialogo frontale tra sé e sé, una lotta “alla Fight Club”, come lo stesso artista suggerisce: un corpo a corpo tra la versione che siamo stati e quella che stiamo provando a diventare. È un brano che non vuole indorare niente — né il dolore, né la colpa, né la vulnerabilità. È un atto di crescita, una dichiarazione identitaria.

La forza di “Non sono un mostro” sta proprio qui: nell’accettazione di una complessità emotiva che appartiene a tutti ma che pochi hanno il coraggio di raccontare con questa lucidità. Cannella lo fa con un approccio nuovo, più adulto, più resistente. Ogni verso sembra scritto da qualcuno che ha finalmente imparato a guardarsi allo specchio senza sconti, senza maschere, senza scorciatoie.

L’atmosfera del brano oscilla tra tensione e delicatezza, come se la musica provasse costantemente a contenere ciò che le parole lasciano andare: l’ansia di non essere abbastanza, la paura di deludere, il bisogno di conferme, la volontà di superarsi. È un singolo che avanza con sincerità brutale, e proprio per questo riesce a essere universale.

Il risultato è una confessione che non chiede perdono ma comprensione: “Non sono un mostro” diventa il punto zero di una nuova fase artistica, in cui Cannella si mette a nudo senza vittimismo e senza pose.
Qui non c’è autoindulgenza: c’è consapevolezza, responsabilità, una mano tesa verso chi ascolta e si ritrova in quelle stesse crepe.

Questa uscita segna un ritorno importante per uno degli autori più sensibili della nuova scena italiana, e apre le porte a un percorso che promette di essere ancora più autentico, più rischioso e più vero.